Intervista con Michael Campo, Gregorio Maroso e Giorgio Montolli: «Fondamentale utilizzare più fonti e prendersi soprattutto il tempo per elaborare la propria opinione».

 

È giunto al termine il  corso “Come si fa un giornale”, tenuto dalle professoresse Claudia D’Arcamo, Carmen Santi e dal giornalista Giorgio Montolli, direttore del giornale Verona In di cui abbiamo intervistato due giovani collaboratori, Michael Campo e Gregorio Maroso, che stanno compiendo i primi passi in questa professione e ci hanno raccontato del loro percorso.

– Puoi parlarci un po’ di te e del percorso di studi che ti hanno portato a intraprendere questa carriera?
Michael Campo. «La carriera del giornalista mi ha sempre attratto, così ho deciso di partecipare al giornale scolastico del mio liceo (l’istituto artistico N. Nani di Verona) dove ho conosciuto Giorgio. In seguito mi sono iscritto a Scienze della comunicazione, però la facoltà presente a Verona si concentrava di più sul marketing. Ho lavorato in quel settore, ma desideravo ancora occuparmi di giornalismo. Quando ho saputo che Giorgio cercava Reporter di quartiere per il giornale Verona in, ho colto quest’occasione, che mi permette di focalizzarmi sul raccontare e riportare fatti, mediante una serie di inchieste sulla città».
Gregorio Maroso. «Ho frequentato il liceo classico, per poi iscrivermi a una laurea triennale in filosofia. In questo momento sto studiando per una laurea magistrale in Editoria e Giornalismo. Mi sono imbattuto nel giornalismo per caso. Sono sempre stato interessato allo scrivere racconti, ma non avrei mai pensato di farlo con fatti reali e d’attualità. Ho trovato su Internet l’annuncio di Verona in, così ho conosciuto Giorgio. Tra fare giornalismo e scrivere storie c’è una grande differenza. Tuttavia anche tra fare giornalismo in pratica e frequentare una scuola cambia: non sempre serve un percorso scolastico ad hoc per intraprendere questa carriera. Prima inizi a fare pratica, meglio è. Anzi, aver frequentato corsi differenti da quelli canonici ti permette di avere più punti di vista sui fatti, e addirittura di poter scrivere articoli specialistici».

– Quali sono i percorsi canonici per diventare giornalisti?
Giorgio Montolli. «Prima di diventare giornalisti è possibile intraprendere il percorso per diventare pubblicisti. Per questo bisogna passare due anni, scrivendo ogni mese almeno due articoli pagati (anche se spesso molto poco). Dopodiché è necessario svolgere il praticantato in una redazione con almeno 4 giornalisti professionisti per 18 mesi per poi affrontare l’esame di Stato. Il praticantato può essere svolto anche nelle scuole di giornalismo a pagamento, dove le quote di iscrizione possono arrivare a 15 mila euro/anno. Anche nel mondo del giornalismo c’è il nepotismo, per cui in certe redazioni non è raro trovare gli stessi cognomi di 30 anni fa. Nella situazione attuale il mio consiglio è di cercare lavoro all’estero dove si apprezzano di più qualità come la conoscenza della lingua, la cultura e l’aver fatto pratica. La situazione sta lentamente cambiando, ma non abbastanza in fretta».

– Quanto lavoro si richiede per pubblicare un articolo?
Gregorio Maroso. «Il tempo di preparazione, tra il fare ricerche, intervistare persone e qualsiasi altro lavoro preparatorio può variare, ma quasi sempre occupa più tempo della scrittura in sé. Per scrivere un articolo serve una buona base informativa che può richiedere anche più giorni di ricerca. Tuttavia bisogna ricordarsi di non poter sapere tutto, e di essere lì per intervistare una persona per avere più informazioni».

– Racconta un fatto particolare che ti ha colpito.
Gregorio Maroso. «Finora l’intervista più importante che ho fatto è stata al senatore Vincenzo D’Arienzo (PD). Questo incontro mi ha fatto capire che il mondo della politica non è così lontano da noi, e che in questo mestiere è necessario un atteggiamento a metà tra l’umiltà e la sfacciataggine, che serve a porre domande anche scomode».
Michael Campo. «Per me è stato l’incontro con la dottoressa Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici di Verona. Mi ha fatto capire quanto sia bello poter dialogare con le istituzioni sulle tematiche riguardanti il nostro territorio, per vedere i problemi da punti di vista differenti. Ho capito che è comunque necessario, anche se l’interlocutore ti ispira simpatia, essere critici e non lasciar parlare a ruota libera chi stai intervistando».

– Quali sono le maggiori difficoltà che un giovane giornalista deve affrontare?
Gregorio Maroso. «Praticamente tutto. Fuori c’è un mondo molto articolato e competitivo (non solo quello del giornalismo). Conoscere le persone giuste, che fungeranno da contatti, è indispensabile per un giornalista»​.
Michael Campo. «La maggiore difficoltà è trovare un editore che rispetti te e il tuo lavoro, riuscendo a valorizzarlo. Per inesperienza puoi non cogliere un dettaglio importante, mancare una domanda che ti rendi conto in seguito avresti doluto fare per scavare, e perciò dover prenotare un’altra un’intervista ed essere sviato da persone che non vogliono rispondere. In Italia poi il percorso per diventare giornalisti è lungo e faticoso, e questo “periodo di gavetta” non permettedi mantenersi».

– Quali consigli daresti a degli aspiranti giornalisti?
Gregorio Maroso. «Fate più pratica possibile, leggete tanti giornali, per conoscere l’attualità e il contesto in cui scrivete. Siate aperti a tutte le opinioni e punti di vista, cercando di non trascurarne nessuno, mostrando sempre curiosità.

– Ci sono differenze tra gli articoli pubblicati online e quelli su carta stampata?
Gregorio Maroso. «C’è sicuramente una differenza di lunghezza e sintesi (on-line bisogna essere più brevi). Scrivendo per Verona in mi trovo a metà tra i due modelli. È un giornale digitale, però tratta tematiche con un certo grado di approfondimento, perciò richiede un tipo di scrittura più simile alla carta stampata dei normali giornali online. In entrambi i casi è necessario sapere iniziare in modo accattivante e scrivere in modo sintetico».
Giorgio Montolli. «Il concetto di brevità è particolarmente importante perché rende un testo più facile da leggere, e perciò più letto. È comunque necessario chiedersi se questa riduzione ai minimi termini (enfatizzata dall’uso dei social) sia vantaggiosa per l’informazione dell’individuo».

– Cosa ti piace del giornalismo web?
Michael Campo. «Apprezzo il giornalismo web perché permette di pubblicare inchieste, che non vengono trattate né in radio né sui giornali stampati. Il problema è che sullo schermo diventa difficile leggere se il testo è lungo. La vera sfida è riuscire a portare lo stile del giornalismo cartaceo sul web, senza perdere l’attenzione del lettore. Infine permette di allegare altri elementi multimediali, foto reportage, video interviste, che offrono un’ulteriore dimensione di narrazione».

– In che modo le istituzioni e le lobby possono influenzare le pubblicazioni di un giornale?
Giorgio Montolli. «Il nostro giornale, Verona In, contava un numero di 100.000 utenti unici/mese ma dopo una modifica degli algoritmi di Google le visite si sono dimezzate. Per quanto riguarda la pubblicità non accettiamo più quella degli enti pubblici per non subire condizionamenti. Per questo siamo un piccolo giornale, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma certamente un giornale libero. L’unica soluzione possibile sarebbe sostenerci con un abbonamento sottoscritto dai cittadini che ci leggono, invece che con la pubblicità».

– Come possono fare i cittadini ad accedere ad un’informazione di maggior qualità?
Gregorio Maroso. «Informandosi mediante i maggiori giornali, riconosciuti e accreditati (considerando sempre le possibili influenze politiche), evitando di cercare notizie sui social, dove passano articoli di qualsiasi tipo, tra cui le fake news.
Giorgio Montolli. «Anche giornali minori come il nostro possono essere valide fonti, basta che chi li pubblica dimostri di possedere un certo livello di professionalità ed esperienza. È importante inoltre cercare fonti alternative e più punti di vista, anche se diametralmente opposti tra loro».
Michael Campo. «Non sempre leggere di più vuol dire informarsi di più. In linea di massima è fondamentale utilizzare più fonti e prendersi soprattutto il tempo per elaborare la propria opinione. Se diversi articoli trattano lo stesso argomento in modo sintetico non serve leggerli tutti, ma piuttosto andare a cercare articoli di approfondimento che possano aggiungere spunti nuovi.

Anna Marini

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