FORUM – Tre donne ospiti di Medi@vox per parlare di immigrazione: Gloria Albertini del Cestim, Maria Angela Prado di Sapori da ascoltare e l’infermiera Niluka Rathnaweera Patabendige.

 

Il 25 marzo 2021 la redazione Medi@vox ha tenuto su GoogleMeet un forum sulla condizione delle donne immigrate nel veronese. Ospiti sono state Gloria Albertini, operatrice sociale del CESTIM di Verona, Maria Angela Prado, direttrice dell’associazione veronese “Sapori da ascoltare” e Niluka Rathnaweera Patabendige, una loro associata. La parità di genere e l’immigrazione sono due temi di cui si parla soprattutto sui social media e in televisione ma che rimangono in secondo piano a causa di stereotipi radicati nella nostra società. Perciò abbiamo deciso di fare il punto della questione insieme a chi lavora e lotta ogni giorno per difendere i diritti delle donne e soprattutto delle donne immigrate in una città come Verona.

Maria Angela Prado Malca è nata ad Ayacucho in Perù e vive a Verona da 11 anni con la sua famiglia italiana. Le lauree in scienze sociali e giurisprudenza e un master conseguito in Australia le hanno permesso di superare le difficoltà linguistiche diventando poi lei stessa guida per le donne immigrate. Dopo varie esperienze Maria Angela apre “Sapori da Ascoltare”, un’associazione composta da donne provenienti da tutto il mondo, che promuove l’inserimento sociale e lavorativo tramite la gastronomia tipica delle tradizioni culinarie delle proprie associate.

Niluka Rathnaweera Patabendige, originaria di Colombo, è infermiera professionista, specializzata in terapia intensiva. I suoi studi scientifici, purtroppo ancora non riconosciuti in Italia, le hanno permesso di conseguire il diploma di Terza Media e l’attestazione B1 in lingua italiana e di ottenere un’occupazione temporanea presso l’Istituto “Sacra Famiglia” di Verona come assistente. Attualmente Niluka fa parte dell’Associazione “Sapori da Ascoltare” e partecipa al progetto “Non solo ricette” grazie al quale sta migliorando ad esprimersi in italiano e si sta preparando, insieme ad una volontaria, all’esame di equiparazione dei propri studi professionali d’infermeria, previsti entro un mese.

– Quante sono le donne immigrate a Verona oggi, di che nazionalità sono e di quale fascia di età?

Gloria Albertini. «Negli anni il flusso migratorio è aumentato esponenzialmente dal 2002 al 2007 fino al 2012 per poi essere contenuto in questi ultimi 10 anni. Nella fascia di età minorile prevalgono i maschi mentre in quella anziana prevalgono le femmine, questo perché molte donne straniere in questa fascia d’età spesso provengono da paesi dell’Est e sono impiegate nell’ambito domestico per cui le donne migrano da sole».

Maria Angela Prado. «Le donne che incontro nella mia associazione provengono principalmente dall’Africa, molte sono maghrebine, e donne provenienti dall’India. Sorprendentemente, negli ultimi 3 anni è aumentato il numero di donne provenienti da America latina, Venezuela, America del Sud, Paraguay e Argentina. Mentre le donne nigeriane sono in diminuzione».

Maria Angela Prado
Maria Angela Prado

– Quali sono le maggiori difficoltà che incontrano le donne a livello di integrazione nella nostra città?

Gloria Albertini. «La donna immigrata nel nostro paese subisce una doppia discriminazione: quella di genere e quella etnica. L’integrazione è un processo bidirezionale: lo straniero può scegliere di mettere in atto tutti i comportamenti adeguati per integrarsi, come imparare bene la lingua, trovare un lavoro, rispettare le regole, ma se dall’altra parte trova chiusura e trova discriminazione, fa sicuramente fatica ad integrarsi».

Maria Angela Prado. «Spesso ci aspettiamo che sia l’immigrato per primo ad integrarsi ma deve essere l’ambiente che lo circonda ad integrarlo. La società non aiuta gli uomini e le donne immigrate ad integrarsi, manca una struttura in cui ti insegnino le regole, cosa fare e cosa no. Inoltre moltissime donne hanno bambini piccoli e non possono studiare o lavorare per badare ai bambini».

– Quali sono i motivi per cui queste donne scelgono Verona e il Veneto? E quali impieghi e opportunità la nostra città offre loro?

Gloria Albertini. «La maggior parte delle donne che migrano a Verona ha un’occupazione domestica, o turistica, o svolge lavori più o meno qualificati. Inoltre gli stranieri spesso non fanno carriera e per questo motivo tendono ad avere delle proprie imprese. Oppure scelgono Verona e il Veneto perché hanno dei parenti o conoscono qualcuno in queste zone».

Maria Angela Prado. «Spesso chiedo alle donne della mia associazione i motivi per cui hanno scelto l’Italia. La risposta riguarda la qualità del trasporto pubblico e il servizio sanitario. Poter organizzare orari e trasporti cambia la vita alle donne immigrate e offre anche più possibilità di lavoro».

– In quale struttura o luogo possiamo indirizzare un immigrato giunto da poco in Italia e alla ricerca di punti di riferimento?

Gloria Albertini. Il primo punto a cui ogni cittadino dovrebbe rivolgersi sono i servizi sociali, che hanno il compito di occuparsi di chiunque si trovi in condizione di fragilità o che abbia bisogni specifici. Tuttavia, per fare ciò bisogna avere un documento di soggiorno e la residenza, cosa scontata per gli Italiani.  Un’altra via è il terzo settore: queste persone potrebbero rivolgersi a questi servizi presenti a Verona e rintracciabili su internet per dormire, mangiare o lavarsi».

Maria Angela Prado. Nel caso delle donne il centro interculturale del comune di Verona è perfetto. Il famoso terzo settore è una cosa un po’ complessa, io mi sono chiesta per anni cosa fosse e poi ho capito finalmente».

– Il covid ha portato molte difficoltà e probabilmente alla fine di questa pandemia il flusso di migrazione aumenterà, pensate che l’Italia sia pronta a tutto ciò?

Gloria Albertini. «Per essere pronti ci vorrebbe un forte cambiamento culturale, la domanda che mi faccio è: davvero gli immigrati vorranno venire in Italia? L’Italia infatti è spesso solo un punto di passaggio. Da un punto di vista demografico e occupazionale l’Italia ne avrebbe bisogno ma ci sono dei fattori frenanti».

Maria Angela Prado. «L’Italia è un punto di appoggio, se qualcuno potesse scegliere sicuramente non sceglierebbe l’Italia. Gli immigrati vogliono andare nei paesi del Nordeuropa».

– Alla signora Prado chiediamo di raccontarci un’esperienza di discriminazione subita nella sua vita.

Maria Angela Prado. «Vivo in Italia da undici anni e un giorno, otto anni fa, ero andata insieme a mio marito a vedere la casa per cui avevamo già versato la caparra e che avremmo dovuto prendere in affitto di lì a poco. La signora che avrebbe dovuto affittarci la casa ha rifiutato dopo aver visto il colore della mia pelle, adducendo come motivazione che non aveva intenzione di dare l’appartamento in affitto a degli stranieri. Qualche anno dopo, un giorno in cui ho portato al parco la mia bimba di un anno, una signora si è avvicinato a noi e mi ha detto: “Alla madre sta bene che tu parli alla bambina in spagnolo?” La signora mi aveva scambiato per la baby sitter.

– Niluka Rathnaweera Patabendige, quali erano le sue aspettative prima di arrivare in Italia? Ha trovato ciò che si aspettava?

Niluka Rathnaweera Patabendige. «Pensavo fosse un paradiso terrestre, in cui avrei potuto trovare un lavoro, amicizia, serenità e felicità».

– Cosa ne pensa dei diversi pregiudizi sull’essere una donna immigrata? Che peso hanno avuto sulla sua vita?

Niluka Rathnaweera Patabendige. «È stata dura: io sono infermiera, ho passato un brutto periodo quando sono arrivata qui, stavo sempre in casa perché ero senza lavoro; allora mi sono rimboccata le maniche e ho pensato che mi sarebbe andato bene qualsiasi lavoro ho iniziato a studiare l’italiano e mi sono iscritta a scuola. Per fortuna un lavoro l’ho trovato ma ho dovuto fare tutto da sola ed è stato difficile: nessuno mi ha guidata, nessuno mi ha detto cosa fare, non ho ricevuto aiuto. Purtroppo gli stereotipi ci sono, fanno male e anche se non vi si vuole dare ascolto pesano. Nonostante tutto ho imparato ad andare avanti da sola, con le mie forze».

Niluka Rathnaweera Patabendige
Niluka Rathnaweera Patabendige

– Si sente realizzata a livello lavorativo?

Niluka Rathnaweera Patabendige. Non sono stati riconosciuti i miei studi qui in Italia ed è davvero una sfortuna; come dicevo prima sono infermiera, sono una donna e sono forte, ho il diritto di lavorare come gli uomini».

– È felice?

Niluka Rathnaweera Patabendige. «Sì, sono abbastanza felice, ho dovuto conquistare questa felicità, perché è davvero difficile per un immigrato integrarsi soprattutto se è donna. Adesso sono contenta, mi manca la mia famiglia, sono ancora molto attaccata alle mie origini e al mio paese».

Ringraziamo i nostri ospiti per aver partecipato rispondendo a queste domande. Invitiamo i nostri lettori e la società in generale a fare più attenzione alla gente che li circonda e a comportarsi sempre con gentilezza; giacché, con un po’ di fortuna, possiamo porre fine alla discriminazione e agli stereotipi che purtroppo sussistono ancora in Italia e nel mondo.

Rebecca Fagone

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