Ulisse e le sirene, Herbert James Drape (1909)

La casa comune intesa non come uno stare insieme, come éthos, ma come una  civitas augescens, una città che si espande e che richiama la globalizzazione.

 

Ulisse, l’eroe dalle molteplici menti che venne reso famoso da Omero già nell’Iliade e reso protagonista dell’Odissea, risulta essere una figura estremamente attuale per i sentimenti che prova, ma anche per il modo di vivere la sua vita. Questo personaggio mitologico è da sempre oggetto di ispirazione e sempre più sono gli scrittori, i giornalisti, i pittori e gli artisti che ci propongono una nuova versione di questo eroe.

Molti aspetti della filosofia di vita di Ulisse possono essere paragonati all’odierna realtà: per esempio, il tema del viaggio – largamente approfondito nell’Odissea – non tratta solo di un mero spostamento fisico; il viaggio di Ulisse ha come scopo quello di trovare sé stessi e scoprire la propria identità; Joyce, nel suo Ulisse si fa portavoce di questa visione moderna del mito. La ricerca del proprio io è uno dei temi fondamentali dall’umanesimo fino ai giorni d’oggi e Ulisse con il suo nostos riesce perfettamente a incarnare questo proposito.

La ricerca personale, tuttavia, non è l’unica somiglianza con la nostra modernità: anche la sfida – alquanto superba, secondo la visione di Dante nella Divina Commedia – di spingerci oltre i limiti potrebbe essere paragonata all’attuale dibattito sull’etica delle scelte scientifiche con l’avanzare della tecnologia. Nel 1300 Dante metteva Ulisse nell’ottavo girone, quello dei consiglieri fraudolenti, per aver ingannato i suoi compagni convincendoli a spingersi oltre le Colonne d’Ercole, luogo non accessibile agli umani. L’eccessiva brama di conoscenza di ciò che non può essere conosciuto dagli umani rende manifesta la hybris dell’eroe, secondo Dante, condizione poi notevolmente aggravata dai consigli di frode di cui fa uso per persuadere i suoi compagni a partire con lui.

Ancora oggi possiamo trovare accese discussioni su quanto un uomo possa spingersi avanti, spingersi oltre l’immaginabile, creando molti dilemmi etici che non sono destinati a risolversi in breve tempo. C’è da ricordare, inoltre, che questo aspetto dell’eroe ha ispirato molti scrittori nella creazione dei propri personaggi curiosi oltre ogni limite; esempio lampante potrebbe essere il Capitano Kirk dell’astronave Enterprise che a più riprese afferma “Alla ricerca di nuove forme di vita e nuove civiltà. Voglio andare là dove nessun uomo è mai stato prima”, o ancora Lemuel nei Viaggi di Gulliver: “Sono rimasto due mesi con mia moglie e la mia famiglia, ma il mio desiderio insaziabile di vedere i paesi stranieri soffrirebbe se non continuassi più”.

In arte, soprattutto, sono sottolineati i lati umani di Ulisse – non troppo approfonditi nell’Iliade, quanto invece nell’Odissea – come la nostalgia, la paura, ma anche il coraggio e l’astuzia. Menzioniamo John William Waterhouse con il suo Ulisse e le sirene (1891), che raffigura la stessa scena dell’omonimo quadro di Herbert James (1909). In entrambi i quadri prevale un sentimento agghiacciante e inquietante dato dalle figure minacciose delle sirene (raffigurate nel primo come donne-uccelli e nel secondo come donne-pesci).

Estremamente diversi, invece, sono i quadri di Joseph Mallord William Turner Ulisse deride Polifemo (1829), molto più verosimile e figurativo, e di Alberto Savinio Ulisse e Polifemo (1929), di corrente surrealista con molti accenni, tuttavia, a quella metafisica di cui fu un grande esponente. In questi quadri il sentimento prevalente è il valore di Ulisse dopo aver sconfitto con astuzia Polifemo. Il tema del coraggio guerriero di Ulisse, invece, è prevalente nell’installazione scultorea Ulisse a Roma e a New York di Ugo Attardi (1996), posta non a caso al Battery Park di New York, di fronte alla Statua della Libertà, per celebrare una continuità tra chi ha permesso la nascita della classicità e chi ha contribuito alla costruzione di una grande democrazia.

L’ultimo aspetto di cui si può fare menzione – forse il più interessante – è quello sociale di questo eroe. Ulisse è un viaggiatore “senza patria” per Saba, un uomo che si è allontanato dall’idea greca di polis, avvicinandosi forse di più all’idea latina di cittadinanza, la civitas, diventando così il primo vero e proprio cosmopolita dell’antichità. L’idea greca di polis, infatti, derivava soprattutto dalla dimora, luogo di una stirpe (ghenos) – ce lo ricorda Cacciari (2004) con “La polis è proprio il luogo dell’éthos, il luogo che dà sede ad una gente”. I cittadini, oi politai, quindi erano i prodotti della polis, oltre ai quali vi erano gli stranieri, i meteci (metà oikou). La fine del mondo coincideva con i confini della polis.

Al contrario, troviamo l’idea di civitas, un conglomerato di gente diversa, stranieri sotto l’ordine di uguali leggi per perseguire un obbiettivo comune, imperium sine fine. In questo caso è la civitas a derivare dai cives, i cittadini, che ne sono il fondamento. Ulisse, pur essendo greco, incarna profondamente il sentimento posto alle basi della civitas: “fare dell’orbis una urbs“, come ricorda Cacciari, identifica la sua patria non come uno stare insieme come éthos, ma come un’idea di civitas augescens, una città che cresce e si espande, concetto moderno posto per la creazione di una rete sociale quale la globalizzazione.

Anita Tecchiclasse (2M)

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