La testimonial per la prevenzione contro l’uso di sostanze stupefacenti è venuta a trovarci al liceo Medi di Villafranca durante l’Assemblea d’Istituto.

 

Giorgia Benusiglio, laureata in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università Cattolica di Milano, da 12 anni è testimonial italiana per la prevenzione contro l’uso di sostanze stupefacenti, perché quando era una ragazza di 17 anni ha ingerito mezza pasticca di ecstasy e tutto è cambiato. È venuta a trovarci al liceo Medi di Villafranca per raccontarci la sua storia durante l’assemblea d’Istituto dello scorso 21 gennaio.

Quattro ore di divertimento e nel gruppo c’è la voglia di fare nuove esperienze così Giorgia prova la droga, quella da cui i genitori ti mettono in guardia: «ti dicono di stare alla larga ma in gruppo ci si lascia coinvolgere, sembra tutto più facile e divertente». Giorgia si ritrova il fegato in necrosi, è in pericolo di vita e le asportano l’organo per procedere al trapianto.

Giorgia rimane per un mese e mezzo in ospedale, in terapia intensiva, in solitudine e con la paura. Lì si è posta molte domande quando ne bastava una: «Perché?».

Ora Giorgia prende dei farmaci salvavita e li dovrà prendere per sempre: medicine la cui funzione è quella di eliminare parte dei globuli bianchi per evitare il rigetto dell’ospite, ovvero il nuovo fegato. Questo fa sì che lei sia più cagionevole rispetto ad una persona in salute.

Fare un trapianto d’organi a causa di una malattia si può accettare quando si è malati; ma Giorgia? Giorgia stava bene, ha scelto lei, deliberatamente, di farsi del male, solo per una bravata. E oggi continua a ripetersi la stessa domanda: «Perché l’ho fatto?».

Giorgia non è venuta a trovarci per dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma per consigliarci di usare il cervello prima di fare qualcosa di dannoso, pensando alle possibili conseguenze. Come ad esempio assumere medicine per il resto della vita, «medicine che fanno cambiare il tuo corpo, cambiamenti difficili da accettare soprattutto nell’età adolescenziale».

«È difficile anche convivere con il senso di colpa per i genitori, per il dispiacere dato loro» spiega Giorgia a cui è rimasta una cicatrice sul corpo che le ricorda l’errore che ha compiuto quando era una ragazzina. Una cicatrice che ha imparato ad accettare e ora si sente una guerriera perché non ha mollato ed è sopravvissuta.

Non siamo dei numeri e dobbiamo ricordarci che ogni scelta che facciamo potrebbe cambiare il nostro futuro. Dobbiamo volerci bene perché ognuno di noi è unico. Commettiamo errori perché siamo umani ma dobbiamo imparare da essi e andare avanti, è il messaggio che Giorgia ha lasciato agli studenti del Medi.

Questo incontro ci ha ricordato che il nostro obiettivo nella vita è essere felici; impariamo a volerci bene, ad accettarci così come siamo, perché siamo una tela bianca su cui dipingere il capolavoro di noi stessi.

Jordan Mbwambo (2L)

 

 

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