Un video realizzato da alcuni studenti del liceo Medi fa il punto su sport e DIVERS-abilità. Intervista a Massimo Costanzo, Matilde Dal Forno, Agata Tebaldi, Andrea Arbetti e alla professoressa Anna Baraldo.

 

Alcuni ragazzi del liceo statale Enrico Medi si sono impegnati nella realizzazione di un video chiamato “DIVERS-abilità che unisce“. Il cortometraggio consiste in un insieme di interviste ad atleti paralimpici di fama nazionale e atleti normodotati. Al fine di comprendere più a fondo questo progetto, abbiamo intervistato alcuni studenti che hanno collaborato alla realizzazione del video: Massimo Costanzo, Matilde Dal Forno, Agata Tebaldi, e la professoressa Anna Baraldo (supervisore).

Lo scopo è ed è quello di valorizzare lo sport, come ambito dove ognuno può sentirsi accolto. Abbiamo posto alcune domande anche all’atleta Andrea Arbetti, che pratica il basket in carrozzina con l’associazione Olympic Basket.

– Com’è nata l’idea di aderire a questo progetto?

Costanzo: «A noi studenti questo progetto è stato proposto dalla professoressa Baraldo, e inizialmente, a causa di difficoltà organizzative di vario genere, non ha trovato molte adesioni. Nonostante ciò, ci è sembrato fin da subito un’iniziativa molto promettente che avrebbe potuto svilupparsi in un qualcosa di grande, cosa che effettivamente è stata».

Arbetti: «L’Olympic Basket ha da sempre l’obiettivo di trasmettere alle persone cos’è effettivamente lo sport con disabilità, quindi ci è sembrato un filtro bellissimo poter partecipare a questo filmato. Inoltre volevamo mostrare a tutti come nonostante la disabilità si possa vivere e praticare attività sportiva tranquillamente».

– Come vi siete organizzati nella realizzazione del video?

Tebaldi: «L’idea originale era quella di girare il corto interamente in presenza. Purtroppo, a causa di varie difficoltà sorte per la situazione sanitaria attuale, ci siamo dovuti organizzare diversamente: noi studenti siamo riusciti ad incontrarci nell’ambiente scolastico, mentre abbiamo preferito intervistare la maggior parte degli atleti online».

Dal Forno: «Per quanto riguarda l’organizzazione del video, per prima cosa ci siamo confrontati per decidere i vari atleti da intervistare e, successivamente, ci siamo suddivisi le interviste da fare».

Costanzo: «Abbiamo potuto contare fin dall’inizio sul supporto di Steven, il regista che ha supervisionato e montato il corto, e della professoressa Baraldo, che hanno permesso che il tutto potesse essere gestito al meglio nonostante il grande dispendio di ore richiesto».

Arbetti: «Essere coinvolti in queste bellissime attività fa sempre piacere. Per la squadra alla fine è stato un allenamento come gli altri, con la sola differenza che in questo avevamo le telecamere puntate addosso».

– Quali sono gli scopi che vi eravate prefissi?

Dal Forno: «L’obiettivo principale che ci siamo preposti fin dall’inizio è proprio quello di dimostrare che non ci sono differenze tra chi pratica lo sport con disabilità e chi invece fa sport da normodotato».

– Nel video compaiono grandi personalità dello sport, come vi siete sentiti durante queste interviste?

Tebaldi: «Inizialmente ero un po’ spaventata, soprattutto perché non sapevo in che modo avrei dovuto comunicare con loro. Ma ora posso affermare che sono persone stupende, aperte e generose e sono grata per aver fatto questa esperienza».

Costanzo: «Matilde ed io abbiamo intervistato una ragazza che ci è stata presentata come campionessa del mondo di ciclismo e sci, quindi all’inizio l’impressione è stata tanta. Tuttavia, come ha detto Agata, alla fine ci è sembrato di parlare con una persona che si conosce da sempre».

– Da ciò che emerge dal video, l’intesa di gruppo è sicuramente fondamentale all’interno della squadra. È difficile arrivare a raggiungere un livello di fiducia così elevato o è un processo spontaneo?

Arbetti: «Sarà stata la comunanza data dalle patologie che ognuno di noi ha, ma non è stato assolutamente difficile. Il contatto nasce al fine di aiutarsi dentro e fuori dal campo, nel chiedere consigli su come affrontare le difficoltà. Con i miei compagni di squadra, per esempio, spesso ci troviamo al bar, anche senza farlo apposta, e nasce anche qui quel senso di comunella che ci unisce. Ciò che ci unisce è anche la visione della nostra disabilità: nessuno la vive con un senso di pesantezza, ma ci scherziamo su».

Prof. Baraldo: «Nel video c’è un passaggio molto bello, nel quale si capisce che se anche uno sport è individuale, il supporto della squadra è sempre importante. Ciò fa capire che se il singolo individuo non è pronto a mettersi in gioco per i compagni, allora anche la squadra stessa fatica ad esistere; è il singolo che deve mettersi a disposizione degli altri, altrimenti non può crearsi quel sostegno e supporto che deve esistere nello sport di squadra».

Dal Forno: «Anche l’atleta paraolimpica di sci, intervistata nel video, affermava che, nonostante lo sci sia uno sport fondamentalmente individuale, lei stessa lo considera di squadra perché alle sue spalle può contare su allenatori, familiari, amici che la aiutano».

Costanzo: «Praticando nuoto ho fatto parte di diverse squadre. Una di queste ha sempre “prodotto” campioni in questo ambiente, tuttavia gli allenatori, come ulteriore incentivo, alimentavano la competizione anche tra gli stessi compagni di squadra: come conseguenza, le eccellenze riuscivano ad emergere, mentre i meno “bravi” venivano sotterrati. Come si può immaginare, il clima che si veniva a creare era molto pesante. Ora invece faccio parte di una squadra dove non si respira questa estrema competizione e la situazione è molto diversa: oltre che allo sport, condivido con i miei compagni di squadra anche momenti di svago, come giocare ai videogame o videochiamarci per chiacchierare un po’».

Sofia Delli Paoli
Maddalena Marani

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