Se è vero che la didattica a distanza inibisce la dimensione relazionale tra docenti e alunni e tra compagni, è anche uno strumento che tutto il personale sta perfezionando sempre più.

 

Innumerevoli, a volte taglienti, spesso distorte sono le opinioni che emergono sulla scuola superiore in questo periodo di emergenza sanitaria: si nota sempre più come sia facile oggigiorno rivestirsi di competenze altrui e, sebbene l’abito duri il tempo di un’opinione, quando questa tradisce la realtà e allora è bene intervenire. Si capirà allora come in noi, insegnanti del Liceo Medi di Villafranca, sia nata l’esigenza, prima del desiderio, di aggiungerci alla “lista degli opinionisti” e di dichiarare quale sia lo stato dell’arte in era Covid, dalla nostra prospettiva.

«Prof., sarei stata contenta di tornare a scuola anche un giorno solo, anche solo un’ora. Mi sarei alzata presto e avrei affrontato il gelo della mattina, solo per salutare i miei compagni».

Così un’alunna apre la prima lezione dopo le vacanze natalizie, dall’alto del suo riquadro di Google Meet, rispondendo alla domanda che forse tanti docenti, per curiosità, per ricerca di solidarietà, avranno fatto ai loro studenti: «Avreste preferito tornare tra i banchi? O, tutto sommato, alla Dad ormai vi siete abituati?». Già, perché questo senz’altro è il problema più grosso legato alla didattica a distanza: l’incapacità di interagire in presenza, faccia a faccia, nega a studenti e docenti un esercizio pieno ed efficace delle capacità relazionali che da sempre contraddistinguono i loro rapporti: tutto ciò è un fatto e le proteste, i flash mob, i sit-in costituiti da genitori, docenti e studenti delle secondarie di secondo grado che nelle maggiori città d’Italia hanno occupato le piazze con lo scopo di riportare l’attenzione della politica al mondo della scuola – che non può rimanere ancora a lungo “parcheggiato” in didattica a distanza – lo dimostrano.

È chiaro che la scuola deve essere una priorità, che garantire il diritto all’istruzione deve essere un obiettivo imprescindibile per il governo e che è necessario trovare al più presto delle soluzioni ai problemi più chiacchierati a proposito del rientro in presenza, ovvero l’utilizzo dei trasporti pubblici, la regolamentazione degli assembramenti prima e dopo l’ingresso negli istituti, la sicurezza di tutto il personale scolastico. Quotidiani e testate giornalistiche danno voce a questa necessità, titolando, forse troppo spesso, che è necessaria una “riapertura” della scuola superiore e tuttavia le scuole non hanno mai chiuso; definire la didattica a distanza “la foglia di fico” della scuola italiana restituisce un’immagine lesiva degli sforzi che da mesi a questa parte stanno profondendo famiglie, docenti e alunni.

La realtà è ben diversa e mistificarla arrecherebbe una ferita a coloro che stiamo seguendo con uguale passione e dedizione: i nostri ragazzi. Sì, perché se è vero che la didattica a distanza inibisce la dimensione relazionale tra docenti e alunni e tra compagni, d’altra parte è uno strumento che tutto il personale della scuola sta perfezionando sempre più: da situazione di emergenza è divenuta, grazie all’impegno e al coordinamento delle reti scolastiche, un modello codificato, con regole precise che cercano di ricalcare, a tutto tondo e per quanto possibile, la scansione della normale vita scolastica in presenza.

Già dalla scorsa primavera insegnanti di ogni età sono scesi a patti con l’informatica: alcuni ne sono diventati esperti, tutti si sono ingegnati nel trovare – in un tempo brevissimo – un altro modo di spiegare Kant o i principi della termodinamica nel bel mezzo di una pandemia. Sempre loro, poi, per la stragrande maggioranza, lungi dall’indulgere in un atteggiamento passivo e languido di autocommiserazione, hanno cercato e stanno cercando tuttora di aiutare e sostenere come possono gli alunni, anche e soprattutto emotivamente, con lo scopo di superare il divario del web che inesorabilmente li separa.

Nella babele delle polemiche e delle dichiarazioni politicizzate e strumentalizzate, degli slogan e della informazione emotiva si è perso questo punto fermo: che se la didattica a distanza non è una soluzione da perpetrare sulla lunga distanza è senz’altro uno strumento tramite il quale la scuola è aperta, lavora, procede e assolve al compito pedagogico e formativo che ne fa il pilastro del presente e soprattutto del futuro di una nazione. Lungi quindi dal demonizzarla: quando di quest’emergenza resterà solo il ricordo, non consegniamo a chi dovrà ricordarla un’idea della scuola che non tenga conto della verità; sarebbe una vera ingiustizia.

I docenti del Medi
Villafranca – Verona

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