A causa del Covid-19 un periodo di festa in cui la tradizione vuole prevalga la socialità si è trasformato in isolamento per evitare il contagio. Ecco come vive la gente questa situazione.

 

Durante il Natale il mondo si accende di luci colorate, ci si incontra più spesso e, come per magia, ci si sente un po’ più allegri… tranne quest’anno. Stavolta tutto è diverso. Molte persone hanno paura del mostro invisibile, il virus chiamato Covid-19; molte altre, invece, pare di no, visto che faticano a portare la mascherina, visti gli assembramenti in centro città, in montagna sulla neve e i capricci di quelli che non possono fare vacanze in montagna.

La seconda ondata del virus sta mettendo ancora alla prova le persone perché, oltre alla paura di perdere qualcuno di caro, c’è anche quella di perdere il lavoro; timore che per molti è diventato realtà, come ad esempio per chi lavorava nello spettacolo, nella ristorazione o in piccole attività costrette a chiudere, poiché non riescono a pagare affitto, tasse, stipendi. Chi invece oggi un lavoro ce l’ha ancora, fa di tutto per tenerselo stretto, perché – vista la situazione – si sente fortunato.

Siamo vicini al Natale, un periodo di gioia, un momento da condividere insieme, uniti con tutta la famiglia, i parenti, gli amici e i meno fortunati. E’ così? L’Ansa dell’Adige lo ha chiesto ad alcuni giovani e ad alcuni adulti.

Gli intervistati resteranno a casa con i congiunti… chi li ha; infatti Marina, 55 anni, pensionata di Padova, trascorrerà le feste da sola, perché è sola e questo virus non ha cambiato la solitudine di ogni giorno. Si sente più triste quando vede gli altri festeggiare.

Ornella, 57 anni, maestra in pensione di San Giovanni Lupatoto (VR), non potrà rivedere i figli che lavorano all’estero, mentre prima festeggiava con loro e i nipoti. Sotto l’albero spera di trovare meno tristezza.

Giulia, 49 anni, product manager di Ravenna, quest’anno lo trascorrerà da sola perché il compagno lavora e la famiglia risiede in un altro comune. Sostiene che il lockdown totale durante il periodo natalizio sia l’unica soluzione per combattere il virus e vorrebbe più sicurezza per se stessa, visto che il suo lavoro è collegato alla ristorazione.

Florentina, 17 anni, studentessa nigeriana residente a Londra, festeggerà con la famiglia ma non sente lo spirito natalizio ed è preoccupata di contrarre il virus. Prega perché i parenti in Italia continuino a stare bene.

Giacomo, 14 anni e Riccardo, 15 anni, entrambi giocatori di pallavolo, resteranno con la famiglia e vorrebbero trovare un pc e l’anima gemella sotto l’albero. Non sarà il solito Natale perché non potranno essere liberi di andare dove vogliono.

A Erika, 17 anni, studentessa ghanese residente a Caldiero (VR), sembra strano non condividere le feste con la comunità perché di solito si riuniva con la famiglia, gli amici e la comunità ghanese a cantare le lodi del Signore e poi a mangiare tutti insieme.

Jacopo, 15 anni, studente di agraria residente a Castel D’Azzano (VR), è contento di non dover fare il giro dei parenti durante le feste, invece Elisa, 17 anni, studentessa di scienze umane al Montanari è dispiaciuta di non poter abbracciare tutti gli amici e di non poter vedere la nonna.

Giuseppina Maria Pia Radogna, 45 anni, professoressa di matematica al Liceo Medi di Villafranca, è di origine pugliese: passerà il periodo natalizio a Verona e rinuncia a tornare a casa dai parenti per il bene della comunità. Spera che le persone possano apprezzare un Natale più spirituale e meno consumistico.

Stefania, 47 anni, professoressa di scienze umane, resterà a Verona con la famiglia, senza nonni e zii. Un Natale più raccolto, più intimo e con tanta gratitudine, anche se è dispiaciuta per l’allontanamento forzato dai parenti stretti. Spera in un maggior senso civico da parte delle persone e crede che il nuovo Dpcm sia necessario per contenere il virus.

Giovanni, 62 anni, agente di commercio, resterà a Bergamo con i familiari più stretti. Abituato a vivere il Natale con tutti i parenti, trascorrendolo a mangiare e a giocare in allegria, spera che la pace superi l’avidità delle persone. Si dice dispiaciuto perché quando le regioni sono passate alla zona gialla, sembrava che tutti avessero dimenticato le sofferenze e le chiusure economiche, esponendoci a rischi notevoli.

Le persone anziane aspettano i giorni di festa per essere coccolati e stare in compagnia con i figli e i nipoti. Le persone sole si sentiranno ancora più sole perché forse quest’anno non andranno nemmeno in chiesa per evitare gli assembramenti. Chi ha un proprio caro in ospedale a causa del Covid-19 potrebbe non riuscire a sentire per nulla lo spirito natalizio; mentre chi ha perso qualcuno forse non aspetta altro che le feste finiscano, perché non ha nulla per cui festeggiare.

Non dobbiamo perdere la speranza, sembra che il vaccino sia vicino e quindi dobbiamo continuare a lottare insieme, aiutarci l’uno con l’altro e fare tesoro del 2020 per non dimenticare ciò che è successo, apprezzare quello che abbiamo e non dare niente per scontato.

Jordan Mbwambo, 2L

 

 

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