Difficile fare danza online. Esperienze italiane ed estere mostrano un mondo resiliente al Coronavirus. L’esempio di chi non si è arreso al lockdown.

 

Nei mesi di novembre e dicembre cinema, teatri e musei hanno dovuto chiudere nuovamente, come già avvenuto durante il lockdown di marzo. Inoltre, come le scuole, anche i conservatòri, nei quali aspiranti musicisti e cantanti scoprono il mondo della musica, hanno dovuto rinunciare alle lezioni in presenza. Non tutti però hanno accolto questa proposta volentieri.

Uno di questi è stato il conservatorio Arrigo Boito di Parma che ha voluto porre questo problema il prima possibile alla Conferenza dei Direttori per ottenere il consenso a svolgere almeno una parte delle lezioni in presenza. Non solo i professori avevano ben chiaro che sarebbe stato improponibile praticare la DAD; anche gli studenti erano d’accordo e prova ne siano le diverse proteste da loro organizzate.

Come ci racconta Giulia Angerami, una studentessa di clarinetto del conservatorio Arrigo Boito di Parma: «I suoni degli strumenti musicali e la voce cambiano se attraversano uno schermo e, se non hai gli strumenti adatti, farai più fatica dimostrare ciò che vuoi far sentire veramente. Con la modalità a distanza infatti i professori non riescono a correggere più di tanto e inoltre un altro grosso problema è che la musica non è come un libro, con le soluzioni al suo interno: ti servirà sempre qualcuno al tuo fianco che spieghi la giusta interpretazione di un brano».

Tuttavia, i conservatòri non sono le uniche scuole in cui la didattica a distanza non riesce a garantire dei risultati accettabili: nel novero degli istituti che dovrebbero rimanere ancorati alla didattica in presenza vi sono anche le scuole di danza. In queste si è cercato di arrivare a un compromesso: alcune scuole hanno interrotto le prove e in altre si cerca di mantenere i contatti con i propri ballerini tramite le varie piattaforme per le riunioni online. Nonostante ciò, gli spazi domestici non sono gli stessi di una sala prove, come ci racconta Sara Pietrini, una ballerina di Mantova: «Gli spazi non sono tra i migliori perché in casa, con i tanti mobili, è difficile trovare un ambiente abbastanza spazioso per eseguire i salti e provare le coreografie».

Oltre a musicisti, cantanti e ballerini coloro che hanno risentito molto di più di questa seconda chiusura sono stati gli attori dei teatri, che a differenza degli attori cinematografici ancora impegnati sui set di film e serie tv, non hanno la possibilità di operare con il pubblico. E a causa di questa ulteriore chiusura molti attori amatoriali hanno dovuto abbandonare una delle loro passioni per non incorrere in problemi economici. È naturale che, di conseguenza, risulti impossibile fruire soprattutto dell’intrattenimento dal vivo. Marco Cordioli, attore della compagnia teatrale I gotturni di Villafranca ci ha spiegato: «Viene a mancare un ennesimo punto di ritrovo, dal momento che spesso ci si riuniva per assistere ad una mostra o ad una rappresentazione teatrale in compagnia; tutto ciò ha come conseguenza una sensibile riduzione della diffusione della cultura, anche tra i giovani».

Mentre in Italia si è decisa la chiusura dei luoghi di intrattenimento, in altri paesi europei, come in Gran Bretagna, mostre, musei, cinema e teatri hanno continuato a tener aperto al pubblico, tranne nel mese di novembre e durante le feste. E naturalmente non hanno voluto tralasciare nessun minimo particolare: come per la mostra di Andy Warhol al Tate Modern di Londra, che per attirare più visitatori ha cambiato l’allestimento della mostra anche durante il lockdown di novembre. Per scongiurare il rischio di assembramenti negli edifici è stato implementato un sistema di biglietteria online efficace, che consentisse anche il corretto smistamento dei visitatori nelle sale.

Infatti, Vittoria Cervini, studentessa di storia dell’arte al Courtauld Institute of Art di Londra, ci ha descritto la situazione dei musei in Inghilterra: «Durante la pandemia i musei sono rimasti sempre aperti e hanno mantenuto costante il costo del biglietto, ma è diventato obbligatorio prenotare l’ingresso online in una certa fascia oraria. Naturalmente è previsto anche il contenimento di un numero massimo di persone in ogni sala. Infatti sono stati impiantati dei sistemi con i quali i visitatori non possono più ritornare nelle sale precedenti, ma sono obbligati a seguire un percorso già tracciato. È stata una cosa ottima, infatti nelle diverse stanze c’erano poche persone per volta e così, secondo me, si ha avuta la possibilità di godere al meglio delle esposizioni e di visitarle con più calma».

Anche se tutte le strutture per l’intrattenimento pubblico in Italia sono state chiuse e mostre e spettacoli sono stati sospesi, la musica e l’arte non si sono ancora fermate. Infatti varie compagnie teatrali e singoli musicisti, ballerini e cantanti hanno iniziato ad esibirsi nelle piazze o nei cortili dei condomini. Invece, gli artisti utilizzano i muri degli edifici, per mostrare la loro arte.

Hansye Catherine Sogra
Maddalena Marani

 

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