Il tempo dimostrerà se questo insegnamento sarà da considerare un valido complemento ai programmi scolastici oppure se risulterà un esperimento fallito.

Non c’è dubbio che questo sia un anno scolastico caratterizzato da numerosi cambiamenti: tuttavia, mentre alcuni di essi sono molto evidenti, altri sono passati un po’ inosservati; ne è un esempio la nuova materia dell’educazione civica, che sembra avere ottenuto poca attenzione da parte dei media e del pubblico.

Istituita con la legge 92 del 20 agosto 2019, essa segue le linee guida pubblicate con il decreto 35 del 22 giugno 2020 e si propone come obiettivo quello di formare gli studenti in modo da consentire loro di diventare cittadini coscienziosi e consapevoli, che sono in grado di contribuire pienamente alla propria società e alla propria nazione, affinché “fin da piccoli, possano imparare principi come il rispetto dell’altro e dell’ambiente che li circonda, utilizzino linguaggi e comportamenti appropriati quando sono sui social media o navigano in rete”, come ha detto a proposito la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

I principali campi di insegnamento su cui si sofferma la nuova materia sono dunque tre: lo studio della Costituzione italiana, con i diritti e i doveri che prevede, e delle principali leggi e organizzazioni internazionali; la tutela del patrimonio e del territorio, tenendo conto anche dell’Agenda 2030, ovvero le linee guida per lo sviluppo della società stabilite dalle Nazioni Unite; l’utilizzo consapevole e responsabile delle nuove tecnologie, di internet e dei social media, comprendendone i rischi e i benefici. L’obiettivo è fare in modo che “le ragazze e i ragazzi, fin da piccoli, possano imparare principi come il rispetto dell’altro e dell’ambiente che li circonda, utilizzino linguaggi e comportamenti appropriati quando sono sui social media o navigano in rete”.

L’insegnamento dell’educazione civica è previsto per tutti i gradi di istruzione, per almeno 33 ore all’anno, e risulterà in un voto finale separato, quando invece gli argomenti in sé vengono trattati trasversalmente rispetto alle altre materie, da più docenti che hanno competenze nei vari ambiti affrontati; inoltre, gli argomenti variano da anno ad anno, per mantenerli adeguati ai programmi svolti dalla classe nelle altre materie: ad esempio, per quanto riguarda scienze, si passa dall’importanza dell’acqua per le prime, agli habitat e alla biodiversità per le seconde, alle pandemie in terza, alle cellule staminali e ai vaccini in quarta e, infine, alle biotecnologie in quinta. Per inglese, invece, il percorso di cinque anni si evolve dagli usi dell’acqua fino ai diritti umani e al rapporto cittadino-stato, passando per i disordini alimentari e l’ecoturismo.

Le opinioni espresse a proposito di questa innovazione da studenti e insegnanti non sono uniformi: «A parer mio è stata una scelta azzeccata quella di inserire educazione civica tra le nuove materie scolastiche – dichiara Valentino Bottura, rappresentante della 3° A del Liceo Medi di Villafranca –. È utile per noi ragazzi avere delle ore nelle quali discutere delle problematiche che caratterizzano la società in cui viviamo e trattare argomenti che hanno attinenza con ciò che ci circonda, ma che allo stesso tempo presentano diversi collegamenti con le altre materie».

Opinioni simili sono facilmente riscontrabili negli studenti, mentre tra i professori la situazione è differente. Alcuni, come il professore di Lettere Carlo Giallombardo, ritengono che la materia sia «di ampio respiro per educare ed essere dei bravi cittadini», mentre altri, come la collega Chiara Giacomi, pensano che «se si vuole migliorare il senso civico degli italiani e sensibilizzarli di fronte ad alcune questioni, la scuola può fare molto ma non da sola. È essenziale che sia affiancata dalla famiglia. Non basta conoscere la teoria, è fondamentale anche imparare e mostrare rispetto per le istituzioni, per le leggi, per le persone e i luoghi in cui viviamo. Se quello che viene trasmesso nelle aule poi non trova riscontro a casa, serve a poco. L’esempio è prezioso».

Altri docenti invece hanno criticato la maniera in cui essa è stata introdotta: «È semplicemente una perdita di tempo per farci mettere un ennesimo voto su qualcosa che facciamo sempre e comunque, con l’obbligo stavolta però di ripartirlo formalmente in micro moduli e dover dare una valutazione, nonché costruire una verifica, su un argomento svolto in tre ore; è estremamente limitante», dice Manuel Volpe, insegnante di Scienze, e sentimenti simili sono condivisi da Daniela Bedegoni, docente di Inglese: «È una materia importante ma il momento è sbagliato; i fondi non sono adeguati e, anche a causa della pandemia, non c’è stato tempo per organizzarsi e prepararsi adeguatamente. Sarebbe stato migliore cercare di consolidare di più i programmi».

Quella dell’educazione civica è una materia che resterà con noi per un bel po’, ma ciò che resta da vedere è se si dimostrerà una valida aggiunta ai programmi scolastici oppure se, tra qualche anno, sarà vista solo come un esperimento fallito, che non ha portato innovazioni significative.

Bianchini Davide, Ghorab Rim

Avatar

About The Author Redazione

comments (0)

Avatar

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>