INTERVISTA – Giuliano Barugola, medico chirurgo dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, una fra le strutture private convenzionate in prima linea per la lotta al Covid-19.

 

La pandemia dovuta al Coronavirus nel 2020 ha messo a dura prova il Sistema sanitario nazionale durante la prima ondata, da febbraio fino a primavera inoltrata e, sebbene durante l’estate molte Regioni si siano organizzate per poter affrontare una probabile seconda ondata, quello che sta accadendo in queste settimane ha riproposto il tema dell’insufficienza di strutture, di reparti specializzati e di posti di terapia intensiva. Ancor più grave è la carenza di personale sanitario, sia medico, sia infermieristico.

Moltissime sono state le strutture pubbliche e private che hanno dovuto fare i conti, anche a Verona, con una situazione emergenziale e che sono state costrette a riconvertire reparti e personale per fronteggiare al meglio la situazione.

Abbiamo voluto approfondire l’argomento con il il dott. Giuliano Barugola, medico chirurgo dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, una fra le strutture non pubbliche in prima linea per la lotta al Covid-19, in Provincia di Verona.

Dottor Barugola, era prevedibile, secondo lei, una seconda ondata del virus e, soprattutto, di queste proporzioni?

Barugola. «Si, tutti i dati epidemiologici in nostro possesso e l’analisi delle caratteristiche note di questo virus facevano prevedere che ci sarebbe stata una seconda ondata. Il virus risente anche della stagionalità, pertanto il periodo invernale è quello in cui è maggiore il suo vigore».

Secondo lei la gestione della pandemia oggi è più efficace di quella della scorsa primavera?

«La prima ondata del virus ha coinciso con una situazione del tutto nuova e fondamentalmente imprevista, che ha trovato i sistemi sanitari regionali non adeguati alla situazione. Oggi, in generale, si sta affrontando il Covid-19 in maniera più consapevole e preparata, tuttavia non tutte le regioni italiane sono riuscite a strutturarsi per l’emergenza e la conseguenza è che alcuni sistemi sanitari, come quello veneto, stanno reggendo meglio di altri.»

È giusto riporre nei vaccini che si stanno approntando tutta questa fiducia come unico metodo per debellare il Coronavirus?

«Innanzitutto bisogna parlare più correttamente in termini di contenimento del virus e non di sua totale eliminazione; inoltre, poiché esistono diversi ceppi del virus, che scatenano reazioni immunologiche differenti nel soggetto colpito, bisogna considerare che anche i vaccini non possono avere la stessa efficacia su tutti i soggetti. Ciò nonostante, ad oggi il vaccino è un’arma di fondamentale importanza per ridurre al massimo il rischio di una terza ondata che si potrebbe scatenare sul finire dell’inverno».

Sofia Angela Delli Paoli

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