Con il progetto “InBOOKiamoci”, il 23 gennaio, nella nostra aula magna, una chiacchierata con Andrea Franzoso riguardante il suo libro “#Disobbediente – essere onesti è la vera rivoluzione”

Alcune classi del nostro liceo (precisamente 1B, 1F, 1H, 1L, 1M, 2CL, 2D, 2E, 2H, 2I, 3I, 3L 3 5HL) hanno preso parte al progetto “InBOOKiamoci”, che mira ad incentivare la passione per la lettura e ad ampliare le opportunità di conoscere i principali temi di attualità. Tra questi c’è anche #Disobbediente! -Essere onesti è la vera rivoluzione di Andrea Franzoso, il quale è stato ospitato nell’aula magna della nostra scuola il giorno 23 gennaio, permettendoci di parlare insieme del suo libro.

Franzoso racconta la sua storia, in particolar modo narra delle sue variegate esperienze lavorative e di vita, per poi giungere a descrivere con semplicità, la sua avventura da “disobbediente”, quando si ritrova al lavoro in un ambiente profondamente corrotto, la Ferrovie Nord, in cui il presidente, da anni e sotto gli sguardi silenziosamente servili degli impiegati, addebita spese private sul conto aziendale. Malgrado tutti sappiano di questa situazione, nessuno interviene, ma è proprio Franzoso a far luce e a denunciare il tutto.

L’obiettivo di questo libro è quindi mostrare che valori come quelli dell’onestà, della libertà e della giustizia sono fondamentali nella nostra vita. Purtroppo, è ormai risaputo che, in un Paese come l’Italia, gli onesti hanno vita dura, poiché tutti preferiscono nascondersi dietro un muro di omertà, piuttosto che parlare, agire. Insomma, l’onestà non è poi così comune al giorno d’oggi.

Visto che Franzoso ci ha onorati della sua presenza qui al Medi, siamo riusciti a intervistarlo e questo è in breve ciò che ci ha detto:

– La tua vita è stata caratterizzata dal bullismo; che cos’hanno in comune i bulli della sua infanzia con quelli della sua vita da adulto? Esiste un modo per neutralizzarli?

«Credevo che i bulli si trovassero solo in ambito scolastico, ma esistono anche nel mondo degli adulti: entrambi sono alimentati dalla paura e dalla sofferenza degli altri. L’unico modo per metterli a tacere è parlare. E’ importante non vederli come “nemici”, ma come “vittime” che hanno bisogno di aiuto, poiché il bullismo è quasi sempre legato a un trauma o a un problema del bullo stesso».

– Affermi che “la corruzione è un furto di futuro e le prime vittime sono le giovani generazioni”; cosa intendi?

«La corruzione toglie risorse che appartengono alla collettività, in questo caso toglie possibilità i giovani. Il problema della corruzione è questo: è un furto, ma noi non lo percepiamo tale, poiché non è un qualcosa di “materiale”. L’evasione fiscale, un esempio di corruzione, toglie soldi allo Stato, di conseguenza aumentano le tasse e le persone continuano a evadere il fisco proprio perché le tasse sono aumentate… è un circolo vizioso.»

– Thoreau sosteneva che è lecito non rispettare le leggi se vanno contro la coscienza e i diritti dell’uomo; la pensi così anche tu?

«Sì, la penso anch’io così. Io sono per la legalità e per tutta una serie di valori che oggi, in una democrazia, sono alla base delle leggi; ma se fossi vissuto nell’Italia fascista, con le sue leggi razziali, sarei andato contro il regime e sarei stato “disobbediente”. E’ la disobbedienza civile, che oggi io applico per andare contro l’omertà che vige in Italia».

– Credi che l’indifferenza sia una malattia della società contemporanea?

«Purtroppo sì, lo è, ma non soltanto del nostro presente, bensì anche del passato, basti pensare alla già citata Italia fascista. Per quanto riguarda oggi, vi sono centinaia di episodi di indifferenza sociale, anche davanti a fatti gravi. Dall’indifferenza non ci si può difendere e ciò la rende un pericolo ancora più grande».

– In quali modelli positivi potrebbero identificarsi i giovani per riacquistare fiducia nella politica?

«Domanda difficile… io, oggi come oggi, non ho nessun riferimento politico. Forse dovremmo intendere la politica in senso più nobile, alla fine anch’io faccio “politica”. La mia scelta di denunciare tutto mettendoci la faccia è una scelta “politica”, nel senso di “polis”, di difesa di certi valori e di una comunità. In conclusione, credo che i modelli politici dovrebbero nascere da voi, poiché penso che voi sarete dei migliori adulti rispetto alle generazioni che vi hanno preceduto».

– Nella tua vita, quale ruolo ha avuto la televisione?

«La televisione mi ha aiutato molto, anche se io all’inizio non volevo avere visibilità. Con la mia prima apparizione in televisione ho portato l’attenzione su un tema marginale: da quasi due anni era ferma una legge sul “whistleblowing”, ovvero una legge che avrebbe tutelato coloro che denunciavano e la mia storia è stata un input per far approvare quella legge, oggi in vigore».

– Quali consigli ti senti di dare a un ragazzo alla ricerca del proprio posto nel mondo?

«Noi abbiamo una sola vita da vivere e a me piace viverla direttamente “in bella copia”: vivete la vostra vita pienamente, cercate un senso in quello che fate, non siate superficiali e ricordate sempre che il denaro non fa la felicità, la vita è altro. Ascoltate il vostro cuore, le vostre passioni e provate sempre nella vita, anche sbagliando strada».

– Nella tua esperienza, la fede è stata importante?

«La mia fede è stata alimentata dal prete del paese in cui vivevo da ragazzo: era una persona con una forza morale enorme e io, vedendo un esempio di fede del genere, mi sono avvicinato a questo mondo. Alla fine io sono le persone che ho incontrato, i libri che ho letto, le strade che ho percorso. La fede mi ha fatto prendere scelte molto importanti, come quando mi sono unito ai gesuiti e quando ho pellegrinato in giro per l’Italia».

Anna Amy Mazzola, 1B

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