Il parkour è una disciplina che nasce in Francia alla fine degli anni ’80 e si diffonde successivamente in Europa, trovando grande appoggio in Italia e a Verona, dove nel 2004 nasce GoParkour, una delle principali comunità italiane di praticanti.

«Il Parkour ti pone davanti alle tue paure e ai tuoi limiti e ti permette di affrontarli. Il Parkour ti permette di conoscere meglio te stesso e l’ambiente circostante, ti permette di entrarci in armonia. Quando lo capisci tutto ti sembra un possibile percorso, una possibile sfida. Il Parkour è uno stile di vita.»

Parkour
Parkour

Se tu chiedessi cos’è il Parkour a una persona qualunque, nel 90% dei casi la risposta sarebbe: è quello sport dove salti da un tetto all’altro. Se tu chiedessi cos’è il Parkour alle persone che lo praticano, le risposte sarebbero pressoché infinite: il Parkour è libertà, è uno stile di vita, è amicizia, è coraggio, è eleganza, è competizione, è sfida, è possibilità, è adrenalina, è paura, è fantasia, è armonia, è creatività, è rispetto.

Il Parkour è una disciplina metropolitana nata nella periferia parigina da un gruppo di ragazzini, che si facevano chiamare Yamakasi, alla fine degli anni Ottanta. Dei conflitti interni portarono due dei componenti, David Belle e Sébastien Foucan ad allontanarsi dal resto del gruppo: Sébastian Foucan andò a Londra e chiamò la disciplina, ancora senza nome, “Freerunning”, gli Yamakasi cambiarono nome in “ADD” (Art du Déplacement), mentre David Belle coniò il termine “Parkour” da “parcours du combattant”. Il Parkour trovò, successivamente, grande apprezzamento tra i ragazzi e, attraverso il web, si diffuse nel resto d’Europa.

Parkour
Parkour

Quando arrivò in Italia, nel 2004, trovò un grande appoggio a Verona, dove nacque una delle principali comunità italiane di praticanti: il GoParkour. Nel 2012 alcuni praticanti decisero di intraprendere il percorso di formazione per istruttori, candidandosi per la qualifica A.D.A.P.T. rilasciata da Parkour Generations LINK 2 e portata in Italia dal 2012 dall’UISP. Nacquero così le prime realtà associative: Parkour Verona, Apta Parkour a Venezia, ParkourWave a Padova, NextArea Parkour a Vicenza e Next Level a Rovigo.

Parkour Verona, con un numero di iscritti che variava da 20 a 40 negli anni scorsi, è arrivata a contarne circa 70 quest’anno (2018-2019) di età compresa tra gli 8 e i 25 anni. Gli allenamenti si svolgono in diverse palestre – a Palazzolo, Borgo Trento, Borgo Nuovo, Borgo Venezia e Fumane – nel periodo scolastico, con qualche eccezione durante il periodo natalizio, e all’aperto durante le vacanze estive.

Parkour, Castel San Pietro (photo Effe Photography)
Parkour, Castel San Pietro (photo Effe Photography)

Gli allenamenti sono unici. Non esiste un allenamento uguale ad un altro, ma questi sono sempre nuovi, anche se gli esercizi e i movimenti sono gli stessi. In generale gli allenamenti in palestra sono più controllati e più definiti, ci sono delle strutture che possono essere usate in più modi, come cavalline, tubi, spalliera e tappeti; gli allenamenti all’esterno – che solitamente si svolgono nelle zone di Castel San Pietro, piazza Isolo, e il parco delle Colombare – invece, sono più liberi e più fantasiosi. Riescono ad aprire la mente in modo più rapido rispetto a quelli all’interno: permettono di trovare percorsi personali, mettono alla prova chi pratica il parkour in quello che è il mondo reale, e non più una palestra, e permettono di affrontare le proprie paure.

Parkour
Parkour

«All’esterno è dove tutto è cominciato. Parkour si fa fuori. Fuori gli ostacoli sono immobili e sei tu che ti devi adattare a quello che c’è, e in quello che c’è sviluppi la creatività e la capacità di scegliere un percorso piuttosto che un altro – spiega Devid, traceur da tredici anni e istruttore e fondatore di “Parkour Verona” –. Fuori ti muovi sulla città attraverso un percorso che scegli e che rispetta le tue capacità, in palestra l’allenamento risulta molto più guidato. Allenarsi fuori ti apre la mente, perché ti fa uscire dalla comfort zone, non avendo più la sicurezza della palestra. Fuori devi affrontare la paura del rischio maggiore. Tuttavia, è anche vero che, nonostante il Parkour sia nato fuori, non sarebbe possibile allenarsi solo all’esterno poiché i vari divieti, il traffico e la società odierna non lo permettono» afferma Devid.

Parkour (photo Dalibor Balic)
Parkour (photo Dalibor Balic)

L’istruttore spiega che questa pratica «gli ha insegnato a gestire tante situazioni, essendo uno sport che mette sempre e costantemente alla prova. Ti sblocca mentalmente oltre che fisicamente. Il Parkour mi ha insegnato anche quanto è importante il rispetto nei confronti dei miei compagni, dell’ambiente e soprattutto di me stesso. Mi ha aiutato ad imparare ad accettare determinate situazioni e decisioni degli altri, ma anche a rispettare me stesso e ad ascoltare il mio corpo e le sue necessità. Quello che il Parkour ti dà, quello che impari, può e dovrebbe essere adattato alla vita quotidiana. Ecco perché il Parkour diventa uno stile di vita».

Francesca Zamboni (3L)
Liceo E. Medi, Villafranca (VR)

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