Fumetti e animazione giapponese sono oggi diffusi in larga scala anche nel nostro paese, radunando gli appassionati in numerose fiere ed eventi durante il corso dell’anno.

In Italia ci si imbatte ormai in numerose fiere a tema anime e manga, sia che ci troviamo in piccoli paesini che in grandi città. Nella sola area di Verona, ne troviamo diverse in tutti i periodi dell’anno, come ad esempio il Games District, con più di 70 mila visitatori annuali, la Sagra dei Fumetti, che ha ospitato personaggi come Cristina D’Avena e Giorgio Vanni, interpreti di sigle di cartoni animati. Anche nella più piccola Volta Mantovana troviamo la fiera Volta Comics ’n’ Cosplay, che approda quest’anno alla quinta edizione. Ma non è sempre stato così, una volta in Italia non c’era interesse verso questo mondo.

Cosplay dei Cavalieri dello zodiaco
Cosplay dei Cavalieri dello zodiaco

Per scoprire com’è avvenuta una così radicale svolta, ci siamo rivolti a Simone Bazzanella, responsabile di Think Comics, organizzazione che si occupa di coordinare questo tipo di eventi in tutta la penisola. «Lo stile dei fumetti e dei cartoni animati giapponesi è ben definito e rispetta diversi canoni, sia di tratto che di stile narrativo, e ciò li rende un genere ben chiaro e specifico».
Infatti in Occidente, per manga (漫画), da “man” (immagine) e “ga” (in movimento), si intende tutta la produzione di fumetti di autori nipponici, mentre per anime (アニメ), abbreviazione della parola inglese “animation”, intendiamo tutte le opere di animazione giapponesi, spesso tratte da manga. Questi due generi hanno avuto una così ampia diffusione, «sicuramente per le tematiche trattate e per la qualità delle storie. − afferma Bazzanella − All’inizio erano legati principalmente ai cartoni animati che passavano in TV, come Ken Il Guerriero, Holly e Benji, Dragonball. Gradualmente, il panorama ha iniziato ad allargarsi». Una tale crescita in Italia è stata permessa anche dalle sottotitolazioni amatoriali del web e dai Kappa boys, che all’inizio degli anni ’90 hanno introdotto i manga sul mercato italiano.

Disegno ispirato a Fullmetal Alchemist creato da Emma Cappellozza, studentessa del Medi
Disegno ispirato a Fullmetal Alchemist creato da Emma Cappellozza, studentessa del Medi

Con l’arrivo di fumetti e animazione giapponese nel nostro Paese, si sono formati sempre più seguaci, chiamati otaku (おたく), termine che significa nello slang giapponese, “fissato per qualcosa”, ma che in Occidente si riferisce soltanto agli appassionati di cultura giapponese. Alcuni di questi fan cercano anche di imitare i personaggi dei loro manga e anime preferiti, copiandone abiti e atteggiamenti: quest’attività è chiamata cosplay (コスプレ).  Gli otaku si ritrovano in fiere, come quelle già sopra citate, a cui può partecipare chiunque, «dai bambini piccoli, agli adolescenti, agli adulti e anche persone di una certa età. […] Cerchiamo di offrire attività per tutti» dice Bazzanella. A questi eventi si può trovare tutto ciò che riguarda i temi più cari agli appassionati del genere, che siano manga, anime, articoli di cosplay o action figures, cioè modellini di personaggi tratti dalle serie più famose. Le merci in vendita possono essere anche molto costose: «Credo che spendere per le proprie passioni sia giustissimo. Il valore di una qualsiasi cosa è dato principalmente dal valore che una persona vuole dargli» dichiara Bazzanella.  Anime e manga sono diffusi in tutto il mondo e anche chi non ne è appassionato guarda con curiosità a tale ambiente culturale. Tali prodotti si sono ormai affermati a livello planetario e sono destinati ad andare incontro a continue evoluzioni, rendendoli sempre più vari e adatti a un pubblico sempre più vasto.

Lorenzo Barbuscio

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