Intervista a Matteo Cordioli, studente del Liceo Medi di Villafranca: «Il secolo scorso ha saputo affiancare incredibili conquiste culturali ad atti di spaventosa barbarie».

 

Il 5 febbraio 2018 nell’aula magna del Liceo Medi di Villafranca (Verona) si è svolta una conferenza tenuta dallo studente Matteo Cordioli della classe 5 M del liceo classico che ha parlato delle guerre del ‘900 trattando la prima e la seconda guerra mondiale, la guerra del Vietnam ed infine la guerra in Bosnia. La conferenza si è conclusa con una riflessione sull’immenso costo umano di una guerra. Se il secolo XX si caratterizza per il miglioramento delle tecniche, non è lo stesso per le condizioni umane.   

Matteo, perché hai scelto questo argomento per la tua conferenza?

«Sono profondamente interessato alla storia, in particolar modoa quella contemporanea. La ritengo la lente più adatta sotto cui analizzare il mondo di oggi, per comprenderne meccanismi e casistiche. Viene da sè che mi affascini e intrighi molto la storia bellica, in quanto una delle più esasperate forme di contrasto, ma in primis di relazione, tra i diversi Stati, e inevitabile motore dello “sviluppo” umano. La scelta dell’argomento è quindi ricaduta quasi a forza sul secolo da poco passato, il Novecento, che durante tutto il suo corso ha saputo affiancare incredibili conquiste culturali ad atti di spaventosa barbarie. Tuttavia, a questo punto mi si sono aperte varie possibili modalità di “indagine”, in quanto, in base agli eventi che avessi scelto di raccontare, mi sarei focalizzato su diversi particolari aspetti del secolo. Infine, ho deciso di parlare di questi quattro conflitti, poiché li ho ritenuti essere i più pregnanti e rappresentativi esempi della naturale violenza umana che il Novecento ha saputo dimostrarci e che pare tuttora contraddistinguerci».

Come è nata la passione per la storia?

«Non saprei dire con precisione come questa mia passione sia nata, però ricordo che scaturì forte per la prima volta quando frequentavo le scuole medie. Comprendere che quella materia, che studiavo dapprima con disinteresse, portava lentamente ma inesorabilmente a comprendere le profonde motivazioni del nostro stile di vita, delle nostre azioni e addirittura del nostro mondo, mi lasciò sbalordito e allo stesso tempo profondamente intrigato. E una volta concluso il Medioevo (che personalmente non sopporto) mi gettai a capofitto nello studio della storia, che da allora non mi lascia mai».

Pensi che la storia potrebbe essere presente nel tuo futuro professionale?

«Difficile a dirsi con chiarezza, perché non ho ancora seriamente iniziato a pensare a cosa fare della mia vita una volta uscito da qui. Sarebbe un sogno poter proseguire gli studi in tale ambito e magari anche svolgere una professione che si basi, se non in tutto e per tutto, almeno in parte su di essa. Tuttavia, con l’attuale andamento del mondo lavorativo, non saprei quanto positiva o negativa possa essere una scelta del genere. Nonostante ciò, sono convinto che nel mio privato terrò sempre viva questa passione».

Consiglieresti questa esperienza ad altri studenti?

«Certo, è probabilmente il miglior metodo per mettersi in gioco e provare a se stessi le proprie abilità e qualità. Dover elaborare un argomento di interesse personale, sviluppandolo sotto forma di presentazione da esporre ad un pubblico di conoscenti e non, può sembrare un compito impegnativo e difficile, ma di certo in grado anche di ripagare e soddisfare enormemente. Poi, nel mio caso, io che sono particolarmente logorroico mi sono anche divertito nel fare ciò, ma, per chi può avere più fatica nel parlare in modo sciolto con altri, questo diventa pure un buon esercizio espositivo. Perciò, lo ripeto, farsi valere così, testare se stessi, conoscersi mediante esperienze del genere è fondamentale per qualunque studente voglia migliorare se stesso».

Michela Caldana
Liceo E. Medi, Villafranca (VR)

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