Vendiamo armi a dittatori di Paesi instabili, come Ghedaffi in Libia o Saddam Hussein in Iraq, senza curarci del fatto che potrebbero finire nelle mani di chi le utilizza per compiere crimini contro l’umanità.

 

Sabato 2 dicembre 2017 alle 8.30 nell’aula magna del Liceo Medi di Villafranca si è tenuta una conferenza sul grave problema del commercio delle armi. Gli studenti erano intrattenuti dalle parole di Giorgio Beretta, ricercatore all’Osservatorio Permanente sulle armi leggere e le politiche di difesa e sicurezza, e di Francesco Vignarca, coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo. Presente all’incontro anche Renzo Fior, presidente della Comunità Emmaus di Villafranca , curatore dell’evento.

Vignarca ha iniziato fornendo i dati della spesa militare italiana che durante le ultime tre legislature è aumentata del 21%. Per approfondire l’argomento è stato proiettato il video Mil€x-le spese militari. Vignarca ha precisato che uno dei motivi di maggiore tensione tra gli Stati riguarda le armi nucleari che nel corso della storia sono state utilizzate soltanto una volta, dagli Stati Uniti, alla fine della seconda guerra mondiale. La potenza dell’attuale bomba atomica posseduta dalla Corea del Nord, è dieci volte superiore a quella sganciata dagli Stati Uniti su Hiroshima e sarebbe sufficiente a decretare la morte di centinaia di migliaia di civili.

L'incontro sulle armi al Liceo Medi di Villafranca.jpg
L’incontro sulle armi al Liceo Medi di Villafranca.jpg

Beretta ha ricordato che il 10 giugno 2009 a Roma l’allora primo ministro Silvio Berlusconi incontrò il dittatore libico Mu’ammar Gheddafi, con l’obiettivo di accordare alla Libia il permesso di acquistare armi italiane, garantendo un prezzo di favore sul petrolio importato in Italia. Due anni dopo la dittatura in Libia venne rovesciata e i ribelli uccisero Gheddafi. Il Washington Post riportò notizie interessanti riguardo alle enormi quantità di armi rinvenute nel bunker del dittatore: la maggior parte erano marcate Beretta. Una situazione simile era accaduta nel 2003 con la cattura del dittatore Iracheno Saddam Hussein. La conseguenza fu che montagne di armi italiane finirono nelle mani dei ribelli che le rivendettero al mercato nero.

Per evitare nuovamente situazioni di questo tipo, il 24 dicembre del 2014 è entrato in vigore Il Trattato Sul Commercio Delle Armi (Arms Trade Treaty – ATT) adottato dall’ONU per regolare il commercio internazionale delle armi al fine di impedire crimini contro l’umanità. Molti Paesi hanno firmato questo trattato ma non Russia, Cina, Iran, Iraq.

Il commercio delle armi è molto difficile da controllare anche perché la malavita organizzata offre armi ad un prezzo stracciato, senza curarsi del modo in cui esse saranno impiegate. Beretta ha concluso il suo intervento con una frase provocatoria: «Il commercio di armi non si basa sulla domanda e sull’offerta, ma sull’offerta e sulla domanda. Poiché i ministri della Difesa più che porsi l’obiettivo di tutelare i diritti umani, curano gli interessi del loro Paese, diventano paradossalmente i principali promotori del commercio illecito di armi».

Giorgia Cinquetti
Liceo E. Medi, Villafranca (VR)

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