VanGogh

È questo il futuro dell’arte? Abbandoneremo pennelli e scalpelli per dedicarci alla computer grafica ripescando grandi opere del passato e rivisitandole?

 

Dal 16 novembre 2017 al 28 gennaio 2018 al Palazzo della Gran Guardia di Verona è visitabile la mostra multimediale “Van Gogh Alive – The Experience” creata da Grande Exhibitions che ha già toccato Stati Uniti, Australia, Russia e in Italia Roma, Firenze e Bologna. Il percorso espositivo si apre con una sala tradizionale in cui vengono contestualizzati alcuni dei dipinti più famosi di Van Gogh, presentati stampati su forex con accanto alcune righe di spiegazione relativamente al periodo della vita dell’artista in cui sono stati realizzati. Lo scorcio sulle vicende biografiche e personali di Van Gogh permette in questo modo di entrare più facilmente nel suo “mondo” ed è una fase preliminare necessaria per godere appieno di quello che viene dopo. Certo la qualità delle stampe non è nemmeno lontanamente paragonabile ai “veri” quadri, non permette di godere appieno della forza della pennellata densa o del tanto amato giallo, ma rende comunque l’idea del percorso artistico del periodo 1880-1890.

Nella stessa sala è poi visibile la ricostruzione in dimensioni quasi reali della stanza di Van Gogh, ad Arles, come lui la dipinse in uno dei suoi quadri più famosi, fedele nei colori e con un tentativo di rendere anche la prospettiva leggermente distorta che lo caratterizza nelle sue opere. Già in questa prima sala nell’ambiente si spande la musica che accompagna l’intero percorso, una selezione di brani classici davvero importante con le Gymnopédies di Eric Satie e Lakmé di Léo Delibes, e molti altri che vengono elencati nel volantino della mostra, ma solo accedendo alle sale principali si coglie tutta la potenza di questo approccio all’arte.

Il percorso procede con sale collegate tra loro da pannellature di grandissime dimensioni, soprattutto in altezza, che riempiono i vasti spazi della Gran Guardia: sulle pareti principali e su quelle artificiali, create appunto con enormi pannelli, e in alcuni specifici punti sul pavimento sono prioettate le immagini (più di 3000 si legge) da oltre 40 proiettori ad alta definizione sincronizzati in modo da creare la “experience” che è il focus del progetto. Le proiezioni non sono la mera riproduzione dei quadri di Van Gogh: le opere vengono proposte per intero, con il taglio sui dettagli, con la sovrapposizione ad immagini dell’epoca (come ad esempio quelle del manicomio di Saint-Rémy) in cui il quadro diventa foto e viceversa, riproduzioni talvolta modificate con animazioni in cui i rami di ciliegio sembrano mossi dal vento o che rendono vive le spighe dei suoi meravigliosi campi di grano.

A tratti le immagini sono intervallate a frasi estrapolate dalla corrispondenza di Van Gogh o dai suoi appunti, e questo rende più vicino il Van Gogh “uomo” con le sue fragilità e particolarità. L’ampiezza degli spazi, il percorso irregolare, la penombra dell’ambiente in cui spiccano i vividi colori di Van Gogh, la colonna sonora in cui l’arte “musica” non schiaccia né viene schiacciata dall’arte “pittura” ma la compenetra, rendono l’esperienza totalmente immersiva a livello visivo, uditivo ed emozionale.

Una volta tornati a casa e assopito l’impatto potente di quanto appena vissuto, viene spontaneo farsi delle domande: è questo il futuro dell’arte? È veramente “arte” questa? Abbandoneremo pennelli e scalpelli per dedicarci alla computer grafica ripescando grandi opere del passato e rivisitandole? E allo stesso modo per la musica, continueremo a riproporre le grandi composizioni? Una video installazione completamente nuova con opere visuali e acustiche inedite avrebbe avuto la stessa potenza nelle medesime condizioni? Oppure se non fossero stati Van Gogh e Vivaldi il risultato sarebbe stato diverso?

Non voglio rispondere. E non è nemmeno importante, perché se è vero che l’arte è diversa per ognuno di noi, la nostra propria sensibilità ci fa cogliere sensazioni solo nostre… Chiunque ha visitato la mostra ha già le sue risposte. In fondo compito dell’arte è proprio questo, no? Far nascere domande dentro di noi e farci trovare le risposte.

Enrico Sfiligoi

Avatar

About The Author Redazione

comments (0)

Avatar

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>