Sul palcoscenico veronese la forza visionaria del dialogo tra filosofia e scienza in uno spettacolo di Masque Teatro Forlì di Lorenzo Bazzocchi.

 

Il 24 novembre 2017 a Fonderia Aperta Teatro di Verona, Masque Teatro Forlì ha portato in scena Nikola Tesla – Lectures di e con Lorenzo Bazzocchi. Questa performance – esperimento ha coniugato teatro e scienza affiancando la storia straordinaria e tragica del grande scienziato serbo con alcune delle sue invenzioni, realizzate appunto da Masque in coproduzione con Mood Indigo di Bologna, che hanno spettacolarizzato la conferenza.

Il racconto si apre con Bazzocchi all’interno di una gabbia di Faraday su cui una Tesla Coil da 1 milione di volt scarica fulmini di un paio di metri: l’effetto è di grande impatto, sia visivo che emotivo. Certo contribuisce alla suggestione complessiva il rumore bianco di fondo, che martella il pubblico sin dal suo ingresso in sala e per tutta la durata della performance: è monotono e ripetitivo, ipnotizzante tanto da dare quasi forma alle scariche elettriche che permeano l’aria del teatro. La voce di Bazzocchi suona monocorde e prevedibile, a tratti soporifera e stridula allo stesso tempo, volutamente disturbante come il rumore di fondo, e racconta le vicende personali di Tesla dai primi studi al suo arrivo negli Stati Uniti, alla collaborazione con Edison e al declino.

La conferenza è avvincente e molto precisa nei dettagli storici, tecnici e scientifici ma permette anche al pubblico meno preparato sull’argomento di seguire, inoltre porta a simpatizzare con lo scienziato Nikola Tesla tanto da chiedersi come sia possibile che l’inventore del sistema trifase di distribuzione della corrente elettrica, che tuttora alimenta le nostre case e le nostre industrie, sia pressoché sconosciuto.

In questo senso il racconto ad un certo punto prende una nota “complottista e politica” e legata al mero interesse economico quando si sofferma a raccontare del coinvolgimento del banchiere J.P. Morgan. Il finanziere, dopo un iniziale sostegno economico, avendo investito pesantemente sul progetto di Edison con General Electric fece in modo che l’esperimento di Colorado Springs di Tesla, il più importante e costoso, l’esperimento “definitivo”, fallisse e con lui la reputazione dello scienziato. Fu così che Tesla perdette ogni credibilità e supporti alla ricerca finendo la propria vita anonimamente e morendo in povertà nel 1943.

(Foto Eleonora Sedioli)
(Foto Eleonora Sedioli)

Il percorso narrativo è stato supportato naturalmente da altri esperimenti di Tesla, illustrati e realizzati quando la narrazione arriva al periodo biografico attraversato: la Tesla Coil da 15.000 volt dell’inizio spettacolo, che viene aumentata nel “trasformatore risonante d’ingrandimento” fino a raggiungere la tensione di 1 milione di volt; il filo a incandescenza tra due lampadine, in cui il passaggio di corrente è dimostrato, oltre che dall’illuminarsi delle lampadine stesse, dal fatto che il filo di cotone che le collega prenda letteralmente fuoco; il sistema isolato portalampade, separate da circa 2 metri, in cui la sintonizzazione sulla medesima frequenza e l’utilizzo di un generatore permette la trasmissione via etere di potenza elettrica che accende le lampadine dei portalampade “ricevente” e “trasmittente”.

L’allestimento scenografico dello spettacolo, di fatto molto potente, è quindi formato esclusivamente dalle macchine prodotte sugli schemi di Tesla, su cui Bazzocchi realizza gli esperimenti con l’assistente Eleonora Sedioli, con una fioca luce ambrata che accentua l’illusione del collocamento temporale degli esperimenti nella prima metà del Novecento: il buio perde la sua valenza minacciosa e diventa avvolgente, quasi protettivo. Poco interessante è invece il costume di scena, una semplice tuta da meccanico non giustificata da alcun utilizzo specifico né da una necessità protettiva o funzionale.

Questo lavoro di Masque Teatro in scena dal 2001, pluripremiato per la forza visionaria del dialogo tra filosofia, scienza e teatro, è un one man show molto interessante anche se forse, per la sua natura poco teatrale e molto divulgativa, la conferenza finisce con lo schiacciare la performance.

Enrico Sfiligoi

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