Lo sport può essere inteso come attività ricreativa e come spettacolo, ma negli ultimi anni sta crescendo il fenomeno del drop-out, ovvero l’abbandono dello sport da parte dei ragazzi durante la fase dello sviluppo.

In Italia una persona su tre pratica con continuità un’attività sportiva nel proprio tempo libero. È quanto emerge dai dati Istat sulla pratica sportiva nel nostro Paese tra il 2013 e il 2016. Secondo un’indagine della SIP (Società Italiana di Pediatria) su Abitudini e stili di vita degli adolescenti il 39,9% degli adolescenti italiani, nella fascia di età dai 13 ai 14 anni, non pratica nessuna attività sportiva oltre alle 2 ore scolastiche previste a settimana, o la pratica per meno di due ore settimanali. Dai dati dell’osservatorio SIP emerge che le motivazioni principali tra chi non pratica sport extrascolastico sono il «non ho tempo» (43%), seguita dal «non mi piace» (22%), ma c’è anche un 12,2% (che nelle grandi città arriva addirittura al 24%) che non pratica sport per ragioni economiche.

Considerando le abitudini alimentari spesso scorrette e lo stile di vita sedentario dei ragazzi al giorno d’ oggi, è facile capire come lo sport sia un’ esigenza e una necessità, soprattutto durante l’età dello sviluppo. Gli esperti sostengono che, per salvaguardare la salute, un adolescente dovrebbe praticare almeno un’ora al giorno di attività fisico-sportiva, non necessariamente agonistica, ad esempio passeggiare o correre in un parco.

Tra i maschi, la preferenza tra sport di squadra e sport individuali va decisamente a quelli di squadra. Lo sport più praticato dai maschi è il calcio (46,8%) seguito, a grandissima distanza da nuoto (8,3%) e basket (6,7%). Quello più praticato dalle femmine è invece la pallavolo (23,4%), seguita da danza (22,3%) e, a maggiore distanza, ginnastica (12,8%).

Cibo
Cibo

L’80% dei bambini italiani nell’età pre-adolescenziale pratica almeno uno sport ma verso i 14 anni, durante l’età adolescenziale dove sarebbe molto importante per la salute e la crescita sia fisica che psicologica del ragazzo, questo numero diminuisce drasticamente. Il “drop out” è sempre più diffuso ed ha attirato l’ attenzione di numerosi psicologi e istruttori che hanno individuato varie e differenti motivazioni.

Alcune indagini evidenziano due principali cause di abbandono: l’eccessivo impegno richiesto nello studio (56,5%) e le modalità di svolgimento dello sport e il rapporto con l’allenatore e i compagni (65,4%).

E’ noto che forzare l’attività sportiva verso l’agonismo in età precoce non è molto efficace e contribuisce senz’altro al fenomeno dell’abbandono dell’attività fisica. Per evitare che ciò accada bisogna iniziare il bambino allo sport come attività ludica. Gli allenamenti devono essere divertenti, interessanti e stimolanti. L’ allenatore non deve essere troppo esigente e autoritario , ma empatico, comprensivo, divertente.

Infine i genitori non dovrebbero interferire negativamente, e quindi dovrebbero evitare di esercitare pressioni e di caricare i ragazzi di eccessive aspettative.

Clara Caceffo, Irene Turrini
Liceo E. Medi, Villafranca (VR)

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