Si può vivere di cultura? Abbiamo rivolto la domanda a chi con la cultura ha a che fare per lavoro: Giorgio Massignan, proprietario della libreria Il Gelso; Alberto Rizzi, attore, regista e produttore teatrale; Cesare Venturi, music manager e SIlvia Piccoli, gallerista.

 

L’Italia è un paese che possiede un patrimonio culturale tra i più vasti del pianeta, tra monumenti e vestigia dei popoli del passato, senza contare il paesaggio. Tali risorse, se fatte adeguatamente fruttare, possono essere assai redditizie, con il vantaggio di non essere esauribili.

I dati ISTAT rilevano 392,8 milioni di turisti stranieri nel 2015. In Italia il 9,4% del PIL (Prodotto Interno Lordo) proviene dal turismo, settore che impiega circa 2,5 milioni di persone, pari al 10,9% dei lavoratori in tutto il Paese; bisogna però tenere presente che queste statistiche includono anche coloro che, pur lavorando in tale settore, non hanno uno stretto rapporto con la cultura.

L’altra faccia della medaglia riguarda il turismo selvaggio che affligge, per esempio, una città come Venezia che, a causa della massa esagerata di visitatori, si sta letteralmente spopolando, con il rischio di diventare invivibile per gli abitanti del posto: per ovviare a ciò si è proposto di controllare gli accessi per tutelare la città stessa, prossima a ottenere lo status di patrimonio a rischio dell’Unesco.

Nell’ambito dell’editoria e del mondo dei libri, a proposito di frasi fatte, si dice spesso che in Italia tutti scrivano e nessuno legga; statistiche alla mano, vediamo come nel 2015 il 42% della popolazione ha letto almeno un libro, mentre nello stesso anno è stato pubblicato un nuovo titolo ogni 1000 abitanti. Lettura e partecipazione culturale vanno di pari passo; fra i lettori di libri, le quote di coloro che coltivano altre attività culturali, praticano sport e navigano in Internet sono regolarmente più elevate rispetto a quelle dei non lettori.

«Tanto è grande il patrimonio culturale, tanto è scarso l’interesse da parte degli organi politici e del pubblico: molti non hanno alcun interesse per la poesia, la prosa e la conoscenza» afferma Giorgio Massignan, architetto urbanista e proprietario della storica libreria veronese Il Gelso, la quale, da quanto ci racconta, «sopravvive grazie ad altri servizi e non solo per la vendita dei libri». Massignan però ci conferma che è possibile vivere di cultura, nonostante sia molto difficile e si debba essere pronti ad affrontare lunghi periodi di studio e lavoro sottopagato. L’architetto, inoltre, ci spiega che la crisi dell’editoria non è dovuta all’avvento di internet, bensì al disinteresse da parte del pubblico, problema che si ripete in molti altri settori artistici: discografia, arti figurative, teatro. L’offerta è molta, ma la richiesta è ridotta, di conseguenza il mercato è ristretto, a discapito di piccoli editori, critici d’arte, ricercatori e artisti emergenti.

Il teatro è una delle più antiche forme di cultura e di questo ci ha parlato Alberto Rizzi, attore, regista e produttore teatrale veronese che ha risposto così alla nostra domanda: «Si può certamente vivere di cultura, con fatica ma ce la si può fare. In Italia c’è sempre stata la tradizione dei teatri; noi, insieme ai greci, siamo i progenitori di questa forma d’arte. Ma i nostri connazionali sembrano dimenticarsene. Nel mio ambito vivere di cultura significa saper attrarre il pubblico e mantenere la sua attenzione, che si parli di argomenti drammatici o comici. Da questo punto di vista Ippogrifo Produzioni riesce particolarmente bene, abbiamo un repertorio che spazia da rivisitazioni del repertorio classico, come Iliade, a commedie moderne ed interamente nostre come la più recente Sic Transit Gloria Mundi».

Alberto Rizzi, regista e Chiara Mascalzoni, attrice di Ippogrifo produzioni
Alberto Rizzi, regista e Chiara Mascalzoni, attrice di Ippogrifo Produzioni

Cesare Venturi, laureato in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS), music manager ed ex-direttore di Cadenze, periodico dell’Associazione amici del Filarmonico, chiuso per mancanza di fondi, conferma che vivere di cultura è possibile, nonostante sia abbastanza arduo in quanto dipende tutto dall’iniziativa personale di ciascuno. «Una dote fondamentale è l’inventiva, considerando che i primi tempi è veramente dura. Per quanto riguarda l’interesse per gli eventi culturali, la partecipazione è generalmente discreta, costante e nutrita per la musica classica e in lieve crescita per altri ambiti».

Un discorso a parte va fatto per chi decide di intraprendere una carriera artistica in senso stretto, producendo opere in prima persona. Silvia Piccoli, laureata in Beni Culturali all’Università di Verona e curatrice di una galleria d’arte, ci ha spiegato come quasi tutti gli artisti che ha conosciuto non si mantengano grazie alle loro opere, ma grazie a un altro lavoro, che può andare dall’insegnare in Accademia ad avere uno studio come fisioterapista. «Le opere d’arte sono un bene di lusso il cui valore non può essere stabilito a tavolino – ha dichiarato al nostro giornale –. Un collezionista solitamente compra per poi rivendere, ma il problema è che è impossibile prevedere se in futuro il valore dell’opera aumenterà».

Questo tipo di mercato si è fermato, nessun collezionista si fida più dei galleristi che, negli anni ’80, avevano speculato dando false garanzie di guadagno. Ciò va a discapito degli artisti emergenti che puntano tutto sulla vendita e che hanno poche possibilità di farsi conoscere.

Nell’ambito delle grandi manifestazioni, invece, la gran parte delle mostre sono “mostre botteghino”, come vengono chiamate per le forti potenzialità di attrarre pubblico. Particolarmente redditizie, sono organizzate in ambienti istituzionali (ad esempio in Gran Guardia), esponendo artisti affermati, senza dare l’opportunità alle avanguardie di emergere. Altro problema è la ridotta richiesta di testi critici e l’assenza di finanziamenti riservati alle Università per la ricerca e l’approfondimento. «Sicuramente ci saranno ambiti più importanti da finanziare, con la ricerca artistica non si salvano vite – conclude Piccoli – ma non possiamo pensare di non stanziare più fondi, ignorando la storia dell’arte».

In definitiva, è possibile vivere di cultura? In tutta onestà è una domanda a cui non può essere data una sola risposta; la cosa certa è che vivere senza cultura è impossibile.

Giovanni Piccoli – IV CS
Federico Spiazzi – III BS
Anna Atzei – IV CL
Francesca Bertolini – IV B
Anita Venturi – IV B
Liceo G. Fracastoro, Verona

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  • Un bell’articolo che cerca di aprire nuove strade ai giovani che spesso per trovare lavoro devono andare all’estero. Questo però è assurdo in un Paese come l’Italia, dove si concentra gran parte del patrimonio culturale mondiale. Tocca alla politica trovare il modo di valorizzare questa ricchezza in modo da poter offrire ai giovani non solo opportunità di studio ma anche di lavoro.
    Paolo

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