FORUM –Il 20 aprile 2017 al Liceo Fracastoro di Verona è stato organizzato un forum sul tema “I giovani e la lettura”. Il forum si è svolto invitando a scuola degli esperti che hanno risposto alle domande dei redattori di Notizie in Frac.

 

Abbiamo chiesto ad Andrea Capuzzo, insegnante di Lettere del Liceo Girolamo Fracastoro; Claudio Gallo, insegnante di Storia del fumetto e dell’illustrazione, direttore di riviste e Barbara Garofalo, psicologa e psicoterapeuta notizie sullo stato di salute dei libri

Quanto pensate sia presente la lettura nella vita dei giovani d’oggi e perché?

GALLO. «Le statistiche dicono che oggi i giovani leggono più degli adulti rispetto a un tempo, ma io non penso sia vero. Penso, invece, che siano cambiati gli strumenti di lettura, perché oltre al libro cartaceo ci sono i tablet e internet, tutti strumenti che offrono prodotti che devono essere visualizzati. Ed è importante, al giorno d’oggi, tenere conto anche della televisione e delle serie tv, entrambe molto presenti, che attingono dalla letteratura per creare prodotti che però vengono guardati, e non più letti».

GAROFALO. «Penso che la lettura sia presente perché è un modo dei ragazzi di esplorare cosa c’è fuori e di conoscere il mondo, però dal punto di vista di un altro. E questo affascina molto i ragazzi».

CAPUZZO. «Penso che la lettura sia presente nella loro vita, ma si sia modificata nel corso del tempo, perché con la comparsa di questi nuovi supporti è cambiata la scrittura, che è diventata veloce e rapida, e questo crea una difficoltà nelle nuove generazioni nell’affrontare una lettura più impegnativa e con una certa presenza di concetti. Tutto questo è anche dovuto al fatto che si sta sempre perdendo l’abitudine, nelle famiglie, a una lettura di un certo tipo».

Claudio Gallo
Claudio Gallo

– Perchè secondo voi i social sono più attrattivi di un buon libro?

CAPUZZO. «Direi perché sono multimediali, perché diffondono qualsiasi cosa uno voglia dire o sapere e perché sono istantanei, e in un mondo dove l’istantaneità viene promossa, tutto quello che è più lento diventa limitante. Da questo punto di vista i social appaiono più soddisfacenti. Oltre al fatto che servono alla socializzazione mentre la lettura è un momento che implica il raccoglimento e la solitudine, cosa che non si è sempre disposti ad accettare in questo nostro tempo».

GAROFALO. «Credo perché stiamo perdendo la capacità di attendere. Per esempio, quando si va a comprare un libro non è detto che sia disponibile, e quindi bisogna aspettare che arrivi. Questo non accade con i social, dove si trova tutto e subito. E credo anche che si stia modificando la sensorialità che accompagna la lettura del libro, come l’atto di sfogliare le pagine, il rumore delle pagine che girano… tutto questo genere di sensazioni che non si percepiscono utilizzando i social».

GALLO. «Perché stiamo sostituendo sempre di più la comunicazione in Internet con la realtà, ma, nonostante questo, non credo affatto che il libro sia morto. Anzi, i lettori continuano a preferire il libro cartaceo rispetto a quello digitale».

– Perché i grandi classici (es. Viaggio al centro della terra, Il vecchio e il mare, Moby Dick, 1984 ecc.) vengono lasciati da parte rispetto a libri più “leggeri”?

GALLO. «I classici ci sono, ed hanno avuto un grande impatto appena nati. È naturale che un classico proposto a scuola susciti diffidenza, molto meglio è invece avere una libera scelta del libro che si vuole leggere. Penso comunque che un classico vivrà per sempre, poiché tratta temi universali come l’amore, le passioni, le caratteristiche dell’uomo e altri. Inoltre questi vengono ripresi e riproposti in altri settori, come per esempio nel cinema, nelle serie televisive o addirittura nei cartoni. Quindi possiamo capire che non moriranno mai, anche se presentati in forme alternative».

GAROFALO. «Penso che i classici vengano lasciati da parte perché spaventano, e non parlo delle dimensioni del libro, ma del peso culturale che essi hanno. Collegandomi a quello detto precedentemente, l’ambito scolastico ha una forte influenza sui ragazzi, per questo spesso preferiscono scegliere i libri da sé, per non dipendere da qualcuno. Credo però che ci sia un tempo per tutto e non escludo il fatto che più in là con gli anni gli stessi giovani poi possano essere interessati ai libri che avevano rifiutato in precedenza».

Barbara Garofalo
Barbara Garofalo

CAPUZZO. «Me lo sono chiesto molte volte e, secondo me, esistono libri che sembrano più importanti di altri, perché presentano visioni del mondo affascinanti e che cercano di decifrare problemi che stanno a cuore a molti. Secondo me la leggerezza di per sé non è un difetto, tutti noi quando leggiamo un libro cerchiamo un momento di evasione, di leggerezza. Se con leggeri invece si intendono testi superficiali, forse allora si tratta di una difficoltà di comprensione di un contenuto che è più complesso e ciò deriva da una scarsa abitudine alla lettura, soprattutto in età infantile. Concordo con il fatto che si può leggere più avanti, quando si è più maturi, però occorre anche sfidare se stessi, bisogna imparare anche a cercare qualcosa che vada più in profondità, perché, se ci si ferma solo ad un livello superficiale, penso che abbiamo un problema».

– Ultimamente stanno uscendo libri sempre più “superficiali” (es. After, Nothing More, My dilemma is you, ecc…) sulle tematiche amorose. Perché i giovani sono attratti da questo genere di libri?

CAPUZZO. «Se escono sempre più libri superficiali significa che c’è molta richiesta, perché se non fosse così, non li pubblicherebbero. Le tematiche amorose sono presenti in tutta la letteratura, esplorate in tutte le direzioni. Credo quindi che in questo caso il concetto di tematica amorosa sia un po’ frainteso, direi che è più una tematica morbosa. Mi pare inoltre che in questo genere ci sia un abbassamento nel trattare argomenti che sarebbero molto importanti. Penso che sia una letteratura povera e, collegandomi a ciò che ho detto precedentemente, è presente una scarsa abitudine a confrontarsi un po’ più profondamente con se stessi e con chi ci parla. È ovvio quindi che testi che fanno leva sulle nostre infatuazioni arrivano più facilmente al lettore, avendo poco spessore».

GAROFALO. «Credo che il motivo per cui essi siano più attrattivi possa avere a che fare con la superficialità e velocità con cui si possono avvicinare in modo più leggero certi temi molto importanti nel periodo dell’adolescenza, come per esempio quello amoroso, affettivo e di attrazione. Difatti questi libri escludono tutti gli aspetti più profondi e difficili legati all’innamoramento, argomento che forse può spaventare un giovane».

Andrea Capuzzo
Andrea Capuzzo

GALLO. «Penso che questi libri rispecchino la stagione giovanile, sono i primi libri che vanno cercati. Credo comunque che esistano strategie editoriali che puntano su questo; offrono prodotti che ritengono adatti ai giovani, sta a loro poi decidere se essi effettivamente lo siano».

– Ritenete che la lettura possa influire sull’educazione e nella crescita generale degli adolescenti?

GALLO. «Io ho sempre letto durante la mia vita perciò sono abituato a pensare che la lettura sia una cosa sempre presente nella vita di tutti e sono convinto che influisca. Considero la lettura come qualcosa di individuale ed è nel silenzio, dove si ha un vero rapporto con il testo, che si individuano valori. Ognuno interpreta i libri come meglio crede, ma credo che in generale i libri aiutino sempre a capire meglio la vita, sapendo sempre che la letteratura non è la realtà ma qualcosa di verosimile».

GAROFALO. «Sì, credo che la letteratura possa influire notevolmente sullo sviluppo e sull’educazione dei ragazzi. Può influire in termini culturali e aprire nuove finestre non solo sul mondo, ma anche sull’identità personale, creando un confronto tra ciò che si legge, i propri pensieri e le proprie idee. Inoltre influisce sull’arricchimento del vocabolario, ampliando la conoscenza della lingua».

CAPUZZO. «La lettura che attraverso l’opera letteraria ci consegna una visione del mondo verosimile, ovvero fittizia, ma che ci parla della realtà in cui viviamo, ci aiuta a capire la nostra esistenza, la nostra società e noi stessi. Proprio perché il processo è individuale uno si trova per forza a confrontarsi con un universo diverso da sé e si pone una costante domanda sul perché di certe differenze, sul perché di alcune reazioni provocate dal libro nel nostro essere. Inoltre questo continuo confronto con il testo scritto allena il pensiero e la riflessione e ci aiuta a capire meglio il mondo attraverso la lettura di un mondo inventato da un altro».

2017-04-20 Forum in redazione al Liceo Fracastoro (Verona)

– Se doveste consigliare a un ragazzo un libro che possa aiutarlo in uno qualsiasi degli aspetti della sua vita quale consigliereste?

CAPUZZO. «Un libro che consiglierei è Opinioni di un Clown di Heinrich Boll. L’ho trovato molto bello e ogni volta che lo rileggevo lo trovavo sempre più bello. Ti fa immedesimare nella figura di questo personaggio che è molto a disagio e che sta per crollare ma che comunque non smette di lottare. Lì ho trovato come un’indicazione per poter affrontare i dilemmi della vita che a volte sembrano più grandi di noi».

GAROFALO. «Come autore mi verrebbe da consigliare Pirandello, poiché ha a che fare con aspetti psicologici come l’identità, tema fortissimo soprattutto nell’adolescenza. Come libro consiglierei “Uno, Nessuno e Centomila».

GALLO. «Consiglierei L’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson perché parla di un ragazzo che parte alla ricerca di un tesoro, ma in realtà è la storia dell’imparare a conoscersi e imparare a vivere. Secondo me è un libro sempre adatto e potrebbe aiutare a stimolare i giovani a non chiudersi in casa e a mettersi sempre alla prova».

Benedetta Fedrighi
Chiara Morani
Silvia Pavei – IIIBL
Liceo G. Fracastoro, Verona

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