Durante la visione di un film nella lingua originale le nozioni grammaticali apprese in classe vengono contestualizzate, migliorando la capacità di ascolto e comprensione.

 

«Gli italiani non sanno imparare le lingue». Quante volte ci è capitato di sentire una frase come questa, dal momento che oggettivamente in altri Paesi d’Europa i ragazzini riescono a raggiungere un livello di apprendimento della lingua di conversazione difficilmente eguagliato dalla maggior parte degli adulti italiani. L’Italia infatti, si presenta in Europa al ventitreesimo posto in questo campo, mostrando un basso livello di competenze, al contrario di Norvegia, Paesi Bassi e Danimarca ai vertici europei, secondo i dati raccolti dall’EF (English Proficiency Index-EPI).

Ma l’opinione legata a questo risultato non dev’essere quella che noi italiani non siamo portati per l’apprendimento delle lingue straniere: è infatti impossibile che un intero popolo sia negato per una certa attività. Quello che veramente ci differenzia dagli altri Paesi è il metodo di insegnamento. Nei Paesi dove si raggiungono alti livelli di apprendimento nello studio delle lingue vengono infatti usati metodi completamente, o comunque in buona parte, assenti dalle scuole del Bel Paese. Fra questi ricordiamo quello “visivo” e “uditivo”, che rinforza l’apprendimento linguistico con l’uso dell’immagine , e quello “cinetico-tattile” che include tecniche di insegnamento che si servono anche del movimento e dei gesti.

Una tecnica che ci sembra molto interessante e che può arricchire l’offerta formativa è la visione di film e telefilm in lingua originale. In questo modo le nozioni grammaticali apprese in classe vengono contestualizzate, migliorando la capacità di ascolto e comprensione della lingua. Secondo gli studi portati avanti dal MEAL (Migliorare l’efficienza nell’apprendimento linguistico) dell’università Cà Foscari di Venezia, creare una corrispondenza fra esperienza visiva e verbale aiuta molto l’acquisizione di una lingua straniera. Inoltre togliendo la traccia audio ci si può focalizzare sui linguaggi gestuali e il vestiario, capendo anche i valori culturali di un popolo.

L’unico problema è rappresentato dalla lingua che spesso utilizza espressioni molto colloquiali, con forti pronunce regionali che ne rendono difficoltosa la comprensione. Nel caso in cui si abbia a che fare con diversità d’accento, come tra inglese, americano e britannico si può ricorrere facilmente alla visione del film con i sottotitoli, in modo tale da avere una corrispondenza fra lingua parlata e scritta, e poter facilmente cogliere nuove espressioni e nuove nozioni grammaticali.

È bene sottolineare infatti, come afferma anche Filomena F. Sorrentino, docente di italiano a New York, che il cinema, inteso come strumento per l’apprendimento delle lingue, non si deve sostituire al programma scolastico in sé, ma piuttosto lo arricchisce, consolidando le conoscenze apprese attraverso le tradizionali lezioni. Il MEAL ha inoltre indicato varie modalità di visione cinematografica, come la “visione scissa”. In questo caso la classe viene divisa in due gruppi: uno guarda la sequenza senza sonoro, l’altro ascolta solo il sonoro e poi la classe si ricongiunge, confrontandosi e avanzando ipotesi sulla trama, verificandole poi con la visione integrale del film.

Anche se nella maggior parte delle scuole italiane non si impiegano queste tecniche, rimanendo ancorati al metodo di insegnamento tradizionale, c’è chi, come l’Istituto E. Amaldi di Bari, ha colto l’occasione per sperimentare una didattica nuova e in collaborazione con la sala cinematografica “Galleria” ha proposto agli studenti un interessante progetto intitolato Il cinema in lingua originale. Periodicamente ai ragazzi viene proposta la visione di un film in lingua inglese, proprio con lo scopo di ampliare il lessico e contestualizzare la lingua studiata. Sarebbe un progetto valido e sicuramente accolto con entusiasmo dagli studenti, che dovrebbe essere proposto in tutte le scuole italiane, perché non si possono migliorare i risultati di apprendimento delle lingue straniere, se non si adottano metodologie e tecniche più efficaci rispetto a quelle finora utilizzate.

Elisa Poletti
Liceo E. Medi, Villafranca (VR)

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  • Bello l’articolo, perché mostra modi diversi di apprendere, anche se io penso che il modo migliore per imparare una lingua sia un bel viaggio all’estero. E ancora meglio sarebbe risiedere in un Paese straniero per almeno qualche mese, magari lavorando a stretto contatto con le gente. Sofia

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