Ognuno di noi è diverso dagli altri e possiede attitudini ed abilità che andrebbero incoraggiate e potenziate.

 

Ci si lamenta molto della scuola italiana ma alla fine, vedendo le richieste all’estero di studenti italiani laureati, può essere considerata una delle migliori al mondo, anche se ritengo possa essere ottimizzata.

Nella scuola superiore italiana, ad esempio, un allievo non ha la possibilità di scegliere alcune materie di studio facoltative, bensì può solo iscriversi ad un indirizzo scolastico “preconfezionato” che non tiene conto delle caratteristiche peculiari di un individuo. Ognuno di noi studenti, infatti, è diverso dagli altri e possiede attitudini ed abilità che andrebbero incoraggiate e potenziate.

Mentre in Italia la scuola si conforma a un pacchetto di materie previste a livello nazionale, nel modello di istruzione americano gli alunni sono molto più invogliati a partecipare alle lezioni, soprattutto a quelle che hanno autonomamente scelto di frequentare e a cui si sono iscritti volontariamente. Negli USA infatti, ognuno può costruirsi il proprio orario, seguendo i corsi che preferisce e sganciandosi dalla struttura-oraria canonica (normalmente dalle otto alle tredici), preservando solo un monte ore complessivo settimanale.

Se questo sistema fosse in vigore anche da noi, consentirebbe una maggiore flessibilità scolastica settimanale: chi va a scuola dalle otto di mattina all’una del pomeriggio, chi dalle dieci alle quindici e così via. Con questo sistema, inoltre si andrebbe a scardinare anche il modello-classe previsto in Italia: “classe” diventerebbero gli alunni che seguono quel corso tenuto da quel docente e sarebbero gli stessi alunni a spostarsi nelle varie aule. Aggiungiamo che lo spostarsi continuamente durante la giornata di scuola, andrebbe anche incontro al continuo bisogno di un adolescente di muoversi.

Certo, inevitabilmente molti sarebbero i problemi organizzativi da affrontare, come, ad esempio, il fatto di incastrare perfettamente le lezioni con la disponibilità degli insegnanti; tuttavia, c’è da dire che questa organizzazione favorirebbe maggiormente la voglia di noi studenti di recarci a scuola e di apprendere nuovi saperi.

Un altro aspetto da modificare della scuola italiana è, a mio avviso, quello della bocciatura: non ha senso che per due o tre materie insufficienti un alunno debba ripetere l’anno anche per le materie in cui era sufficiente. Lo studente dovrebbe poter rifrequentare esclusivamente solo i corsi delle discipline in cui non aveva raggiunto gli obbiettivi minimi e proseguire nelle altre.

Altro punto dolente della scuola italiana è, sempre secondo me, la carenza delle dotazioni informatiche. Anche se negli ultimi anni si nota già il cambiamento, non sono ancora stati del tutto implementati gli ausili informatici per la didattica: gli studenti dovrebbero finalmente poter utilizzare solo e-book su tablet o computer portatili. Questo comporterebbe l’evidente vantaggio di poter “alleggerire” la cartella, ma anche un beneficio economico: con una spesa contenuta (anche solo un centinaio di euro per un tablet) avremmo a disposizione moltissimi libri digitali e senza ulteriori spese per gli anni successivi. Molti vedono ancora nel libro e nel quaderno cartacei un mezzo insostituibile per apprendere, ma io sinceramente non sono legato a questo tipo di supporto: lavoro benissimo anche su un tablet.

Nella scuola che vorrei, dovrebbe esserci una maggiore frequentazione dei laboratori, sia informatici sia scientifici, per fissare meglio ciò che si è studiato e imparare più proficuamente anche attraverso la pratica. Non essere, insomma, soltanto ascoltatori di una lezione teorica, ma anche sperimentatori.

Una delle mie idee più rivoluzionarie, infine, è quella che ci sia un insegnante che spiega e uno diverso che interroga e verifica la nostra preparazione. In questo modo, il primo verrebbe visto da noi alunni come una sorta di allenatore, noi saremmo maggiormente stimolati ad ascoltarlo, anzi, lo sproneremmo a far lezione, perché con lui ci sentiremmo più liberi di chiedere spiegazioni, senza la paura di sbagliare e di essere valutati. Un diverso insegnante dovrebbe invece verificare la nostra preparazione in maniera obbiettiva e sistematica.

In conclusione, penso che la scuola italiana possegga senz’altro delle buone basi su cui, però, si dovrebbero innestare alcune novità strutturali ed innovazioni didattiche.

Diversamente, la scuola italiana rischia di chiudersi al futuro i cui protagonisti saremo proprio noi, gli alunni di adesso.

Tommaso Passarella
Classe I E,
Liceo A. Messedaglia (Verona)

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