Le ragazze che sfilano in passerella dovrebbero limitarsi ad avere un buon portamento e ad essere magre, cosa possibile con una dieta adeguata, senza esagerare fino al punto da diventare anoressiche.

Modelle, ragazze dal corpo perfetto, oggetto di critiche e giudizi ma anche di ammirazione da parte delle giovani. Ciò che la gente non sa è che queste modelle, non hanno un corpo così magro di natura: queste ragazze sono obbligate dagli stilisti a perdere peso o non verrà concessa loro la possibilità di sfilare in passerella con abiti meravigliosi. Il loro stile di vita non è sano ma è basato sul favorire gli stilisti in modo tale che, ad esempio, non spendano molto per i tessuti che compongono gli abiti (seta, chiffon, taffetà, …) o che i loro outfits risultino ancora più belli ed elaborati su un corpo alto, magro che, seppur sproporzionato, ben si presta come un modellino di legno dei pittori ad essere travestito per la sfilata. Riviste come MarieClaire sono state denunciate più volte per l’eccessiva magrezza delle modelle in copertina. L’anno scorso si è aperto un dibattito sulla modella Marthe Wiggers, una ragazza australiana di 17 anni che porta una taglia 38, considerata inferiore alla taglia media di una donna in salute. Ma qual è dunque l’impatto che queste ragazze hanno i giovani?

Di certo le modelle, anoressiche e non sane, non sono un buon esempio per i giovani nonostante l’influenza sia molto ampia ai giorni nostri, e questo per tre motivi:

1. per le modelle non è sano avere un corpo troppo magro, perché hanno bisogno di calorie e di nutrimenti per avere le energie necessarie per vivere e per non avere problemi di salute che possono portare anche alla morte;

2. quelle ragazze che non si amano, che guardandosi allo specchio vedono solo difetti mentre vedono, sulle riviste, in internet o nella vita di tutti i giorni, alcune loro coetanee (ma non necessariamente) alte, magre, amate da tutti, non possono fare a meno di tentare di avere un corpo simile al loro, ma questo comporta purtroppo la possibilità di diventare anoressiche;

3. le modelle solitamente sono sempre state simbolo di bellezza e grazia anche quelle un po’ più in carne, ora però sono considerate come simboli dell’anoressia e dell’eccessiva magrezza che porta alla morte;

Per quanto riguarda il primo punto, stando alle statistiche, una modella assume 500 calorie al giorno, cioè l’equivalente delle calorie di un piatto di pasta al sugo di pomodoro. Per resistere alla fame è risaputo che mangiano pezzi di cotone in modo da avere una sensazione di sazietà senza aver mangiato nulla. Alcune modelle, per di più, hanno confessato che, per dimagrire ulteriormente, dovevano: assumere droghe (specialmente cocaina) e anoressizzanti, fumare sigarette, assumere pillole dietetiche e ormoni per accelerare il metabolismo oltre ad effettuare lavaggi quotidiani dell’intestino. In poche parole questo corpo perfetto che sfoggiano queste ragazze, è un concentrato di droghe e malnutrizione.

Passando al secondo punto, le statistiche ci informano che dalle 8 alle 10 ragazze su 100 tra i 12 e i 25 anni di età, sono anoressiche perché tendono a voler essere apprezzate per il loro fisico, ammalandosi di questa malattia che ha già portato alla morte più di duecentomila donne. Come spiegano alcuni dottori, l’anoressia è una patologia in continuo aumento; al momento in Italia ne soffrono tra le centocinquanta e le duecento mila ragazze. Ma, mentre nel nostro Paese la percentuale di interventi medici obbligatori è dell’1%, nei Paesi anglosassoni la percentuale è di almeno quindici volte maggiore.

Analizzando il terzo punto elencato, è del 5 novembre 2016 la notizia della morte di una modella avvenuta a Brotzu, Cagliari in Sardegna. Si era gettata dalla finestra della sua casa il 16 ottobre. Ma ricordiamo anche una ragazza, Isabelle Caro, una modella francese definita il simbolo dell’anoressia tanto era magra. È morta pochi anni fa, nel 2010, a causa di una polmonite che è del tutto curabile ma, con un corpo così esile e fragile è difficile guarire da qualsiasi cosa. Altri esempi di modelle morte per la magrezza che gli è stata imposta sono, ad esempio, le sorelle Ramos: Luisel Ramos nel 2006 è morta di infarto in passerella e i medici dicono che è stato causato dalla sua anoressia; la sorella Eliana è morta sei mesi dopo, sempre a causa dell’anoressia.

Questi fatti sono sconcertanti perché le modelle dovrebbero limitarsi ad avere un buon portamento e ad essere magre ma non esageratamente da diventare anoressiche. In questo modo si è rovinato il senso di sfilare e mostrare i capolavori degli stilisti che, se una volta venivano apprezzati, ora vengono “scavalcati” per indagare sulla vita delle modelle sempre meno sane, sempre più magre.

C’è da dire, però, che si potrebbe essere in disaccordo con questi punti poiché in fondo i giovani hanno un cervello e sanno ragionare e capire che troppo magre non va bene e che non è salutare per un corpo che sta crescendo e che ha bisogno di nutrimenti superiori a 500 calorie.

E chi può garantire che alcune modelle non siano particolarmente magre di natura e non necessariamente costrette ad esserlo?

Ancora una volta entra in gioco l’insicurezza, compagna di molti giovani. Chi non si sa apprezzare e vuole ricevere attenzioni, punta molto sul fisico, perché è ciò che generalmente attira interesse al primo sguardo. Vedendo poi ragazze apprezzate per quell’aspetto, sentono di dover tentare di essere come loro, causando un problema maggiore della semplice insicurezza: l’anoressia.

Dunque le modelle dovrebbero avere qualche chilo in più ma non diventando obese o grasse, ma semplicemente rimanere magre ma in salute. Ci sono molti modi per farlo, consigliati anche dai nutrizionisti. A mio parere potrebbe essere un’alternativa molto utile poiché le ragazze che ammirano queste modelle, vedendo che bastano semplici esercizi in palestra e magari una dieta vegetariana, non diventerebbero più anoressiche ma delle ragazze con uno stile di vita sano che vogliono piacersi.

E, anche se questo comportasse più denaro da spendere per i tessuti, non penso che per gli stilisti che vendono un abito anche a 1000 dollari, potrebbe essere un problema così grave.

Chiara Grobberio III-DL 
Liceo G. Fracastoro, Verona

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